beghina
L'origine della parola è discussa, e le ipotesi si contendono il campo da secoli: il nome di un predicatore, un verbo che significa borbottare preghiere, la deformazione del nome di un'eresia meridionale usata come insulto. Ed è questo il p...
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Volume III · 22. Bruciare un libro e una donna
L'origine della parola è discussa, e le ipotesi si contendono il campo da secoli: il nome di un predicatore, un verbo che significa borbottare preghiere, la deformazione del nome di un'eresia meridionale usata come insulto. Ed è questo il punto: nasce, con ogni probabilità, come parola ostile. Chi la portava non se l'era scelta. La sua carriera successiva è istruttiva. In italiano beghina ha finito per indicare la donna di devozione ostentata e meschina, sinonimo di bigotta, parola che però viene da tutt'altra parte. In francese, dal cappuccio che quelle donne portavano, si è formato il nome dell'infatuazione improvvisa — béguin, la cotta — e da quello, per una via lunghissima che passa per le Antille, il nome di un ballo che un compositore americano ha reso celebre. Da un movimento di donne che lavoravano e pregavano restano dunque, nella lingua comune, un insulto e una canzone. Il che è un modo esatto per misurare quanto poco sia rimasto. Le beghine hanno prodotto testi in volgare di primo livello — non solo lo Specchio, ma le poesie di una brabantina del Duecento che è una delle prime grandi voci liriche d'Europa. Sono state lette pochissimo, e quasi sempre da uomini che ne toglievano il nome.