Una storia della filosofia medievale
Da Parigi 1210 alla vigilia dell'umanesimo
XIII – XIV secolo
Nel 1210 i vescovi riuniti a Parigi ordinano che il corpo di un maestro morto da poco sia disseppellito e gettato in terra sconsacrata, e che i quaderni di un altro brucino entro Natale. Poi, in una riga che nessuno dei presenti considera importante, proibiscono i libri di Aristotele sulla natura.
Non è un catalogo di filosofi. È la storia di una domanda che si restringe di capitolo in capitolo — fin dove arriva la ragione da sola? — e di un'istituzione che smette di bastarle. Il divieto fallisce nel modo peggiore, senza essere revocato: quarantacinque anni dopo Aristotele è nel programma. Poi il confine fra ciò che si dimostra e ciò che si crede viene attaccato dai due lati, finché la filosofia esce dall'aula e va a predicare in tedesco.
E la crepa che porta al volume seguente non riguarda una tesi: riguarda chi ha il diritto di parlare.
- Capitoli
- 29
- Parole
- 73.024
- Autore
- Gabriele Carboni
Di che cosa parla
Nel 1210 i vescovi riuniti a Parigi ordinano che il corpo di un maestro morto da poco sia disseppellito e gettato in terra sconsacrata, e che i quaderni di un altro brucino entro Natale. Poi, in una riga che nessuno dei presenti considera importante, proibiscono i libri di Aristotele sulla natura. Due secoli dopo, nella stessa città, una vedova con tre figli e nessuna rendita si mette a scrivere per vivere: è la prima donna in Europa di cui lo sappiamo.
Fra quel divieto e quella vedova sta il terzo volume di La crepa. Ma non è un catalogo di filosofi: è la storia di una domanda che si restringe di capitolo in capitolo — fin dove arriva la ragione da sola? — e di un'istituzione che smette di bastarle.
Prima la domanda entra in un'aula. Il divieto fallisce nel modo peggiore, senza essere revocato: nel 1255 Aristotele è nel programma. Nella stessa università convivono due mestieri che non vanno d'accordo: i maestri d'arti e i teologi. Grossatesta e Ruggero Bacone a Oxford; Alberto Magno, che ricorda che Aristotele era un uomo e poteva sbagliare; e Tommaso d'Aquino, che distingue l'essenza dall'essere e traccia il confine più netto mai tracciato fra il dimostrabile e il creduto.
Poi il confine viene attaccato dai due lati. I maestri d'arti concludono che il fisico, per statuto, debba negare che il mondo abbia un inizio. Nel 1277 il vescovo di Parigi condanna duecentodiciannove proposizioni, e nella lista finiscono tesi di Tommaso, morto da tre anni. Segue mezzo secolo di guerra su un uomo, e nel 1323 la canonizzazione del condannato.
Poi la domanda si restringe. Duns Scoto rende univoco il concetto di ente e inventa l'ecceità; Ockham passa il rasoio sull'inventario del mondo. Ma ogni giro di vite accorcia l'elenco di ciò che la ragione dimostra, finché nel 1340 Nicola di Autrécourt riduce ogni certezza al principio di non contraddizione. E ciò che resta fuori va a finire in una volontà divina e in un patto.
E allora esce dall'aula. Eckhart predica in tedesco a monache e artigiani; Margherita Porete muore sul rogo, e il suo libro sopravvive anonimo per sei secoli; Lullo costruisce una macchina per convincere; a Oxford si misurano le qualità; francescani e papa litigano su un pane, e da lì c'è chi fa nascere il diritto soggettivo; Marsilio sposta l'autorità sul popolo. Fino a Christine de Pizan.
Ogni risposta risolve un problema e ne apre un altro. Tommaso separa i due ambiti, e per farlo deve fidarsi che i termini reggano il passaggio dall'uno all'altro: la generazione dopo lo nega. Ockham taglia il superfluo, e con lo stesso principio scopre che Dio potrebbe darci l'esperienza di una cosa che non c'è. E la crepa che porta al volume seguente non riguarda una tesi: riguarda chi ha il diritto di parlare. Nel 1210 la filosofia latina era un'attività di chierici, in una lingua sola e in un'istituzione sola; due secoli dopo ne è uscita, e fuori dovrà trovare un altro modo di essere autorevole.
Quel guasto lasciato aperto — non un crollo, ma la linea sottile che compare proprio dove la costruzione ha retto — è la crepa.
Una storia della filosofia da leggere come una storia, seguendo il filo che unisce un pensiero al successivo: non soltanto che cosa hanno pensato i filosofi, ma perché hanno dovuto pensarlo.
Ogni capitolo ha due riquadri. «Come lo sappiamo» dice su che cosa poggia ciò che si è appena letto, e qui pesa: di alcuni maestri sappiamo quasi soltanto ciò che i loro giudici ritennero inaccettabile. L'altro apre una parola — esse, ecceità, rasoio, impeto — e la tiene aperta il tempo di vedere che cosa contiene. In chiusura, una scheda a mappa per chi la materia non deve solo leggerla, ma studiarla.
Due secoli in cui la ragione europea impara a smontare le proprie autorità — e scopre di non poter più stare in una stanza sola.
Indice
Prologo — Il vicolo della paglia · Epilogo — La separazione · Per andare avanti
- 1 I libri proibiti
- 2 Gli ordini nuovi
- 3 La luce e il numero
- 4 Il maestro universale
- 5 Il viaggio della mente
- 6 L'essere e l'essenza
- 7 Cinque vie
- 8 Una forma sola
- 9 La legge che si scopre
- 10 L'eternità del mondo
- 11 Duecentodiciannove proposizioni
- 12 Che cosa apre una condanna
- 13 Correggere il maestro
- 14 Fare un santo
- 15 L'essere si dice in un modo solo
- 16 Questo qui
- 17 Non moltiplicare
- 18 I nomi e le cose
- 19 Dio potrebbe
- 20 La grazia e il merito
- 21 Il deserto tedesco
- 22 Bruciare un libro e una donna
- 23 La macchina per convincere
- 24 L'ultimo platonico
- 25 L'impeto
- 26 Non si può sapere niente
- 27 Se Cristo possedeva qualcosa
- 28 Il difensore della pace
- 29 La città delle dame