testimonianza
Descrizione in prima persona di una situazione che nessun osservatore esterno può occupare. Non è una teoria e non si confuta: serve da controllo.
Compare in volume VII
Dove viene aperta
Volume VII · 25. L'assurdo e il diario
Resta da dire perché un diario stia in un volume di filosofia, e la risposta richiede una distinzione. Un testo come questo non è una teoria e non pretende di esserlo: non argomenta, non definisce, non si sottopone a obiezioni. Chi lo trattasse come una filosofia gli chiederebbe cose che non ha, e chi lo usasse per confutare un filosofo commetterebbe un errore di categoria. Ciò che fa è un'altra cosa, e la fenomenologia dovrebbe essere la disciplina meglio attrezzata per riconoscerla. Offre una descrizione in prima persona di una situazione che nessun descrittore esterno può occupare, e la offre in un caso in cui l'esperienza è al limite di ciò che si può vivere. È, in termini tecnici, un documento di ciò che il capitolo undicesimo ha chiamato dato non originario: l'unico accesso possibile a un vissuto che non si può avere. E ha una funzione di controllo che i testi teorici non hanno. Le descrizioni dell'angoscia, della morte, della decisione che questo volume ha raccontato si possono confrontare con documenti del genere, e il confronto è istruttivo in entrambe le direzioni. Alcune reggono benissimo — la struttura della situazione-limite di Jaspers si ritrova quasi alla lettera in quelle pagine. Altre suonano diversamente: l'analisi heideggeriana della morte come possibilità che isola e restituisce a sé stessi si legge in modo particolare accanto a un testo scritto da chi la morte propria l'aveva davanti insieme a quella di tutti quelli che conosceva.
Come la richiudono le mappe di fine capitolo
- Volume VII · 25. L'assurdo e il diario
-
Descrizione in prima persona di una situazione che nessun osservatore esterno può occupare. Non è una teoria e non si confuta: serve da controllo.