La crepa

teurgia

«Opera divina», per opposizione a teologia, «discorso su dio». Il rito in cui l'iniziativa è del divino e l'uomo riceve invece di conquistare.

Compare in volume II

Dove viene aperta

Volume II · 2. L'albero di Porfirio

Dal greco theós, dio, ed érgon, opera: opera divina. Ed è costruita per opposizione a teologia, che è discorso su dio. La differenza fra le due parole è tutto il problema. La teologia parla di dio; la teurgia fa qualcosa. E il soggetto del fare, sostiene Giamblico, non è l'uomo che compie il rito: è il dio che agisce attraverso di esso. Chi celebra non produce l'effetto, lo riceve. Il rovesciamento è netto rispetto a Plotino, per cui la via era interiore e intellettuale. Qui la via passa per la materia — un sasso, un suono, un profumo — e passa per la materia proprio perché l'uomo, da solo, non arriva. Conviene notare che questa struttura è la stessa che, in un altro ambiente e con altre parole, sta prendendo forma negli stessi decenni: un rito che agisce non per la bravura di chi lo compie, una materia che veicola ciò che la supera, una salvezza che si riceve invece di conquistarla. Il paganesimo colto e il cristianesimo, sul finire del mondo antico, si somigliano molto più di quanto ciascuno dei due fosse disposto ad ammettere. Il termine, nel latino medievale, prenderà un altro colore e finirà per indicare la magia. È una vendetta linguistica dei vincitori.

Come la richiudono le mappe di fine capitolo

Volume II · 2. L'albero di Porfirio

«Opera divina», per opposizione a teologia, «discorso su dio». Il rito in cui l'iniziativa è del divino e l'uomo riceve invece di conquistare.