Una storia della filosofia medievale
Da Plotino all'arrivo di Aristotele
III – XII secolo
Verso il 245 un uomo sulla quarantina apre a Roma una scuola in cui non si tengono lezioni: si legge e si discute finché qualcuno non capisce. Rifiuta di farsi ritrarre — portarsi dietro l'immagine di un'immagine, dice, gli sembra troppo. Novecentosessantacinque anni dopo, a Parigi, un concilio proibisce i libri di Aristotele sulla natura e fa bruciare i quaderni di un maestro.
Non è un catalogo di filosofi. È la storia di una domanda che cambia lingua tre volte e ogni volta cambia padrone: in greco è di chi eredita Platone e si ritrova dentro una fede, in latino di chi ha perso i libri, in arabo e in ebraico di chi li ha tutti. Poi torna in latino, e chiede che cosa la ragione possa fare da sola.
Sotto tutto corre la seconda delle grandi crepe: quella fra ciò che si crede e ciò che si dimostra. Nel 1210, a Parigi, la si vede per la prima volta a occhio nudo.
- Capitoli
- 29
- Parole
- 74.262
- Autore
- Gabriele Carboni
Di che cosa parla
Verso il 245 un uomo sulla quarantina apre a Roma una scuola in cui non si tengono lezioni: si legge e si discute finché qualcuno non capisce. Rifiuta di farsi ritrarre: portarsi dietro l'immagine di un'immagine, dice, gli sembra troppo. Novecentosessantacinque anni dopo, a Parigi, un concilio proibisce i libri di Aristotele sulla natura e fa bruciare i quaderni di un maestro: qualcuno, leggendoli, era arrivato a dire che Dio e il mondo sono la stessa cosa.
Fra quel rifiuto e quel rogo sta il secondo volume di La crepa. Ma non è un catalogo di filosofi: è la storia di una sola domanda, che cambia lingua tre volte e ogni volta cambia padrone.
In greco è la domanda di chi eredita Platone e si ritrova dentro una fede. Plotino, che porta il platonismo sopra l'essere; Porfirio, che lascia cadere tre domande su cui si litigherà ottocento anni. Poi quel vocabolario passa a chi crede: Giustino, Tertulliano, Origene; i concili, dove la Chiesa scopre di non poter dire in che senso il Figlio sia Dio senza prendere in prestito parole greche; Agostino, che per salvare la bontà del mondo carica tutto il peso sulla volontà.
In latino diventa la domanda di chi ha perso i libri. Boezio, che in carcere scrive una consolazione senza un solo riferimento cristiano esplicito; Cassiodoro e Isidoro, gli scriptoria, le scuole di Carlo Magno; e un irlandese che sa il greco costruisce l'unico sistema di respiro fra Boezio e Anselmo.
In arabo e in ebraico è la domanda di chi ha tutti i libri. A Baghdad, mentre in Occidente un manoscritto è un evento, in due secoli e mezzo si traduce quasi tutto il sapere greco. al-Kindī; al-Fārābī, per cui religione e filosofia dicono la stessa cosa in due lingue; Avicenna, che ricava una prova di Dio che non parla di Dio; al-Ghazālī, che applica ai filosofi il loro criterio e mostra che nei punti decisivi non lo soddisfano. Rispondono Averroè e Maimonide.
In latino, di nuovo, torna come domanda su che cosa la ragione possa fare da sola. Una lite sul pane dell'eucaristia, dove la logica smette di essere un esercizio di scuola e diventa uno strumento puntato contro una dottrina; Abelardo, che sposta il peccato dall'atto al consenso. A Chartres si spiega la Genesi con la fisica, e Adelardo di Bath chiede che cosa sia l'autorità, se non una cavezza. Poi nasce l'università, e da Toledo arrivano i libri.
Ogni risposta risolve un problema e ne apre un altro. Agostino salva la bontà di Dio e finisce per pagarla con la libertà dell'uomo. Anselmo dimostra Dio senza citare nessuno, e deve presupporre che i nomi comuni stiano per qualcosa — mentre scrive, qualcuno lo sta già negando. Averroè salva la filosofia distinguendo i pubblici, e le lascia una verità che, per restare vera, va nascosta ai più. Sotto tutto corre la seconda delle grandi crepe: quella fra ciò che si crede e ciò che si dimostra — e nel 1210, a Parigi, la si vede per la prima volta a occhio nudo.
Quel guasto lasciato aperto — non un crollo, ma la linea sottile che compare proprio dove la costruzione ha retto — è la crepa.
Una storia della filosofia da leggere come una storia, seguendo il filo che unisce un pensiero al successivo: non soltanto che cosa hanno pensato i filosofi, ma perché hanno dovuto pensarlo.
Ogni capitolo ha due riquadri. «Come lo sappiamo» dice su che cosa poggia ciò che si è appena letto, e qui riserva sorprese: i trattati che hanno dato all'Occidente il vocabolario dell'ineffabile portano la firma di un discepolo di san Paolo e sono di un falsario, e per accorgersene è occorso un millennio. L'altro apre una parola — ipostasi, voluntas, auctoritas, falsafa — e la tiene aperta il tempo di vedere che cosa contiene. In chiusura, una scheda a mappa per chi la materia non deve solo leggerla, ma studiarla.
Mille anni in cui la filosofia lavora dentro una fede — e la mette in difficoltà.
Indice
Prologo — Il Medioevo non esiste · Epilogo — Il libro che arriva · Per andare avanti
- 1 L'Uno che trabocca
- 2 L'albero di Porfirio
- 3 L'ultima scuola
- 4 Atene e Gerusalemme
- 5 Le parole del concilio
- 6 Il male non è niente
- 7 Che cos'è dunque il tempo
- 8 La volontà divisa
- 9 Due città
- 10 L'ultimo romano
- 11 Il falsario
- 12 Salvare i pezzi
- 13 La natura che si divide
- 14 La città rotonda
- 15 La città virtuosa
- 16 Il pane e il corpo
- 17 Ciò di cui non si può pensare il maggiore
- 18 L'uomo che vola
- 19 L'incoerenza dei filosofi
- 20 Il problema dei nomi
- 21 Sì e no
- 22 Il libro del mondo
- 23 Le domande naturali
- 24 La scala e la visione
- 25 Le due spade
- 26 Il Commentatore
- 27 La guida dei perplessi
- 28 Le Sentenze e la corporazione
- 29 Toledo