La crepa

martire

Sulla morte di Edith Stein esiste una controversia che va riportata, perché riguarda il modo in cui si raccontano i morti. I fatti sono questi. Nel 1938 fu trasferita in un carmelo dei Paesi Bassi, per proteggerla. Il 26 luglio 1942 i vesco...

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Volume VII · 11. L'empatia e la fine

Sulla morte di Edith Stein esiste una controversia che va riportata, perché riguarda il modo in cui si raccontano i morti. I fatti sono questi. Nel 1938 fu trasferita in un carmelo dei Paesi Bassi, per proteggerla. Il 26 luglio 1942 i vescovi olandesi fecero leggere in tutte le chiese una lettera di protesta contro le deportazioni degli ebrei. Per rappresaglia, il 2 agosto le autorità tedesche arrestarono in Olanda gli ebrei battezzati cattolici, che fino a quel momento erano stati risparmiati. Edith Stein e sua sorella Rosa furono prese quel giorno. Il 9 agosto 1942 furono uccise ad Auschwitz. Nel 1998 fu canonizzata, e l'anno seguente proclamata compatrona d'Europa. La motivazione la presenta come martire della fede. L'obiezione, formulata da studiosi ebrei e non solo, è che quella qualificazione capovolga i fatti: Edith Stein fu deportata e uccisa in quanto ebrea, secondo criteri razziali che non tenevano alcun conto del battesimo, insieme a milioni di persone che non avevano scelto nulla. Chiamarla martire cristiana significa attribuire alla sua morte un senso che i suoi assassini non le davano, e rischia di trasformare la Shoah in un episodio di storia della Chiesa. La risposta è che l'arresto specifico fu una rappresaglia contro un atto della Chiesa, e che lei stessa aveva offerto la propria vita in quei termini in uno scritto del 1939. Le due cose sono entrambe vere e non si compongono, e questo è precisamente il punto. Un lettore farà bene a tenere separate la sua opera filosofica — che sta in piedi da sola e che non è né ebraica né cattolica — dalla contesa sul significato della sua morte.