La crepa

mito

Insieme di immagini che evoca in blocco i sentimenti di una lotta e organizza una volontà. Non descrive né prevede: perciò non è confutabile e si giudica dai suoi effetti.

Compare in volume VIII

Dove viene aperta

Volume VIII · 3. Il mito

Conviene fissare l'opposizione su cui l'intero libro si regge, perché è la sua parte più originale. Da un lato ci sono le utopie, e per Sorel sono il prodotto tipico degli intellettuali. Un'utopia è una costruzione ragionata: descrive come dovrebbe essere organizzata la società, elenca istituzioni, prevede procedure. Proprio per questo si può discutere, si può correggere, se ne può negoziare un pezzo — e infatti le utopie hanno sempre finito per fornire materiale ai riformatori, che ne prendono un'idea alla volta e la infilano in una legge. Un'utopia, dice Sorel, è già un invito al compromesso. Dall'altro ci sono i miti. Lo sciopero generale è un mito: nessuno sa che cosa succederebbe il giorno dopo, nessuno lo ha organizzato in dettaglio, e non serve. Serve che l'immagine di una società che si ferma tutta insieme sia presente a chi lotta, perché quell'immagine rende leggibile ogni conflitto minore come un episodio di una guerra sola. Sorel elenca altri esempi, e non sono tutti di sinistra: le attese apocalittiche del primo cristianesimo, la Riforma, la Rivoluzione francese nella memoria dei rivoluzionari, il Risorgimento per gli italiani. Il che dice due cose. La prima è che stia descrivendo un meccanismo reale, che chiunque abbia visto un movimento in movimento riconosce. La seconda è che il meccanismo è neutro rispetto ai contenuti: funziona esattamente allo stesso modo per un'immagine di liberazione e per un'immagine di purificazione nazionale. Sorel non ha mai affrontato questa seconda conseguenza. I vent'anni successivi alla sua morte l'hanno affrontata al posto suo.

Come la richiudono le mappe di fine capitolo

Volume VIII · 3. Il mito

Insieme di immagini che evoca in blocco i sentimenti di una lotta e organizza una volontà. Non descrive né prevede: perciò non è confutabile e si giudica dai suoi effetti.