Una storia della filosofia contemporanea
Il potere e la storia
1900 – oggi
Monaco di Baviera, 28 gennaio 1919. Studenti tornati dal fronte hanno invitato un professore perché dica loro che cosa fare: da novembre la Baviera ha cacciato una dinastia di settecento anni, e il governo si regge su nulla. Quello che si trovano davanti è un uomo che non sta bene e che parla per due ore di come si finanziano i partiti. Le testimonianze concordano sulla delusione. Solo dopo, e per un secolo intero, ci si accorse che quelle due ore contenevano quasi tutto ciò che si poteva dire sull'argomento.
Non è un catalogo di filosofi. È la storia di una domanda che si è rivelata più utile di qualunque risposta: da dove parla chi parla. Perché la rivoluzione non è arrivata; che cosa fare di un evento per cui non esistevano categorie; il potere che non sta nel palazzo ma nell'aula, nella corsia e nel modulo; e chi non era nella stanza.
È l'arma più efficace che questa tradizione abbia prodotto — e si rivolge anche contro chi la impugna.
- Capitoli
- 38
- Parole
- 105.274
- Autore
- Gabriele Carboni
Di che cosa parla
Monaco di Baviera, 28 gennaio 1919. Studenti che tornano dal fronte hanno invitato un professore perché dica loro che cosa fare: da novembre la Baviera ha cacciato una dinastia di settecento anni, a Berlino due dirigenti rivoluzionari sono stati uccisi da tredici giorni, e il governo si regge su nulla. Quello che si trovano davanti è un uomo che non sta bene e che parla per due ore di come si finanziano i partiti. Le testimonianze concordano sulla delusione. Solo dopo, e per un secolo intero, ci si accorse che quelle due ore contenevano quasi tutto ciò che si poteva dire sull'argomento.
Fra quella conferenza e le discussioni ancora aperte oggi sta l'ottavo volume di La crepa. Ma non è un catalogo di filosofi: è la storia di una domanda che si è rivelata più utile di qualunque risposta — da dove parla chi parla.
Prima: perché non è successo. La previsione secondo cui il capitalismo sarebbe crollato da sé non si avvera, e mezzo secolo di pensiero nasce da quel fallimento. Weber spiega perché la burocrazia sopravvive a ogni rivoluzione; Sorel punta sui miti; Lenin sostiene che la coscienza vada portata da fuori; Lukács dà un nome al motivo per cui il mondo appare naturale; Gramsci chiede perché i dominati acconsentano.
Poi: una cosa nuova. I campi obbligano a una domanda che nessuno aveva posto, perché non riguarda un dominio che funziona ma un evento per cui non esistevano categorie. Arendt lo affronta; Schmitt aveva già detto che sovrano è chi decide sullo stato d'eccezione; e la Scuola di Francoforte chiede che cosa sia successo alla ragione perché finisse così.
Poi: il potere non è dove lo si cerca. Non nel palazzo, ma nell'aula, nella corsia, nell'orario, nel modulo. Foucault descrive la disciplina e poi il potere che si occupa della vita; Goffman entra nelle istituzioni totali; Bourdieu spiega perché i figli dei laureati diventano laureati; e lo strutturalismo, con Althusser, sostiene che a parlare non sia il soggetto.
Infine: chi non era nella stanza. Friedan e il problema che non ha nome; Crenshaw e l'intersezione; Fanon e che cosa faccia uno sguardo; Said e il modo in cui un continente ne ha descritto un altro per due secoli; la filosofia della liberazione, che comincia da chi ha fame. Fino ai cinque capitoli sul potere di oggi: la nuda vita, le generazioni future, il punteggio.
Ogni risposta risolve un problema e ne apre un altro. Chi spiega perché i dominati acconsentono deve sostenere di vedere meglio di loro, e per farlo occupa una posizione che non ha giustificato. Chi denuncia la ragione come strumento di dominio deve usare la ragione per denunciarla. Sotto tutto corre la difficoltà da cui il volume prende le mosse: chiedere da dove parli chi parla è l'arma più efficace che questa tradizione abbia prodotto — e si rivolge anche contro chi la impugna.
Quel guasto lasciato aperto — non un crollo, ma la linea sottile che compare proprio dove la costruzione ha retto — è la crepa.
Una storia della filosofia da leggere come una storia, seguendo il filo che unisce un pensiero al successivo: non soltanto che cosa hanno pensato i filosofi, ma perché hanno dovuto pensarlo.
Ogni capitolo ha due riquadri. «Come lo sappiamo» dice su che cosa poggia ciò che si è appena letto, e qui capita spesso che poggi su un testo scritto in carcere, pubblicato postumo o riordinato da altri. L'altro apre una parola — egemonia, biopotere, habitus, intersezionalità — e la tiene aperta il tempo di vedere che cosa contiene. In chiusura, una scheda a mappa per chi la materia non deve solo leggerla, ma studiarla.
L'ultimo volume della collana, e l'unico che finisce con una domanda rivolta anche a sé stesso.
Indice
Prologo · Monaco, 1919 · Epilogo · Per andare avanti
- 1 Il capo e l'ufficio
- 2 La profezia che non si avvera
- 3 Il mito
- 4 Portata da fuori
- 5 La cosa
- 6 La vita come materia amministrabile
- 7 L'eccezione
- 8 Le trincee
- 9 Una cosa nuova
- 10 Agire
- 11 Perché non è successo
- 12 L'aura
- 13 Il rovescio
- 14 Il non identico
- 15 Il grande rifiuto
- 16 Il migliore argomento
- 17 La struttura
- 18 L'interpellazione
- 19 L'archivio
- 20 Il corpo docile
- 21 Far vivere
- 22 La realtà costruita
- 23 Il senso del gioco
- 24 La domanda sbagliata
- 25 Due libertà
- 26 Il problema senza nome
- 27 L'intersezione
- 28 Lo sguardo
- 29 Il ritorno al paese natale
- 30 L'inventario
- 31 Dalla parte delle vittime
- 32 Purché non ci chiediate perché
- 33 Essere qualcuno
- 34 La parte di chi non ha parte
- 35 La nuda vita
- 36 Chi non è ancora nato
- 37 Il punteggio
- 38 Chi sta parlando adesso