relatività
È forse la parola più fraintesa che la scienza abbia regalato al linguaggio comune, e l'equivoco vale la pena di essere sciolto perché ricorre in ogni discussione. «Relatività» qui non significa che tutto sia relativo, che ogni punto di vis...
Compare in volume VI
Dove viene aperta
Volume VI · 10. Lo spazio si piega
È forse la parola più fraintesa che la scienza abbia regalato al linguaggio comune, e l'equivoco vale la pena di essere sciolto perché ricorre in ogni discussione. «Relatività» qui non significa che tutto sia relativo, che ogni punto di vista valga l'altro, o che non esistano fatti oggettivi. Significa che alcune grandezze che si credevano assolute — la simultaneità, la durata, la lunghezza — sono in realtà relative allo stato di moto di chi misura, come la sinistra e la destra sono relative a dove si è girati. E la teoria, per il resto, va nella direzione opposta al relativismo: il suo scopo è isolare ciò che non cambia. La velocità della luce è la stessa per tutti; la distanza spazio-temporale fra due eventi è la stessa per tutti; le leggi della fisica sono le stesse per tutti. Che a Einstein il nome corrente non piacesse è documentato; l'idea di chiamarla piuttosto teoria degli invarianti circolò fra i suoi contemporanei — la si attribuisce di solito a Felix Klein — e coglie meglio di ogni altra formula che cosa la teoria faccia. Il volume ottavo mostrerà che negli anni Venti il termine fu adottato da autori che discutevano di morale e di cultura, i quali ne ricavarono che «anche la scienza dice che tutto dipende dal punto di vista». È una delle migrazioni di parola più costose della storia intellettuale, e Einstein passò trent'anni a protestare.