Una storia della filosofia contemporanea
La scienza e il linguaggio
1900 – oggi
Königsberg, 8 settembre 1930. Il più autorevole matematico vivente chiude un discorso respingendo l'idea che esistano cose che l'uomo non potrà mai sapere, e conclude con sei parole che finiranno sulla sua tomba: dobbiamo sapere, sapremo. Il giorno prima, a poche centinaia di metri, un ventiquattrenne moravo aveva parlato per due minuti con una voce così bassa che si faticava a seguirlo, e aveva detto di aver dimostrato il contrario.
Non è un catalogo di filosofi. È la storia della più pratica di tutte le domande: quando una cosa è dimostrata. Prima si costruisce lo strumento, poi si prova a mettere ordine, poi si scende nei problemi concreti — e alla fine ogni scienza scopre di avere la sua filosofia, fino a quella che nel 1950 era una domanda teorica e oggi non lo è più: può pensare una macchina.
Se ogni osservazione è già carica della teoria che dovrebbe metterla alla prova, che cosa arbitra fra due teorie in disaccordo?
- Capitoli
- 34
- Parole
- 82.807
- Autore
- Gabriele Carboni
Di che cosa parla
Königsberg, 8 settembre 1930. Il più autorevole matematico vivente chiude un discorso respingendo l'idea che esistano cose che l'uomo non potrà mai sapere, e conclude con sei parole che finiranno sulla sua tomba: dobbiamo sapere, sapremo. La radio registra: alla fine si sente Hilbert ridere. Il giorno prima, a poche centinaia di metri, un ventiquattrenne moravo aveva parlato per due minuti con una voce così bassa che si faticava a seguirlo, e aveva detto di aver dimostrato che in qualunque sistema di assiomi coerente e abbastanza potente da contenere l'aritmetica esistono verità che quel sistema non può dimostrare.
Fra quella risata e quella dimostrazione sta il sesto volume di La crepa. Ma non è un catalogo di filosofi: è la storia di una sola domanda, la più pratica di tutte — quando una cosa è dimostrata.
Prima si costruisce lo strumento. Frege inventa la logica moderna per fondare l'aritmetica, e riceve la lettera di Russell mentre il libro è in stampa. Russell e Whitehead ci riprovano; Gödel mostra dove ci si ferma; Turing definisce che cosa sia un calcolo e che cosa nessun calcolo può decidere. Nel frattempo la fisica si comporta male: lo spazio si piega, e la teoria di maggior successo della storia raccomanda di non chiedere che cosa faccia un elettrone quando nessuno guarda.
Poi si prova a mettere ordine. Il Circolo di Vienna vuole separare la scienza dal resto con un criterio di significato, e il criterio non regge; Popper propone la falsificabilità e sposta la domanda; Quine sostiene che nessun enunciato si possa controllare da solo. Poi Kuhn racconta come funzionano davvero le rivoluzioni scientifiche, Lakatos cerca di salvare la razionalità, Feyerabend nega che esista un metodo, e la sociologia entra in laboratorio a guardare chi paga.
Poi si scende nei problemi concreti. Che cosa rende buona un'induzione, che cosa distingue una spiegazione da una descrizione, quanto ci si può fidare di una probabilità, che cos'è una diagnosi. E la domanda che divide il campo in due: le entità di cui parla la fisica esistono davvero, o le teorie servono soltanto a salvare i fenomeni?
Infine ogni scienza scopre di avere la sua filosofia. Che cos'è una specie, che cos'è un gene, la vita è un algoritmo, che cosa significa che l'ordine emerge dal disordine. E la domanda che nel 1950 era teorica e oggi non lo è più: può pensare una macchina — con la storia, raccontata per intero, del programma di ricerca che ci ha provato, dell'obiezione filosofica che gli fu mossa e che nessuno volle ascoltare, e di che cosa accadde poi.
Ogni risposta risolve un problema e ne apre un altro. Il criterio che espelle la metafisica espelle anche le leggi di natura. La falsificabilità è impeccabile in logica, e in laboratorio nessuna teoria falsificata viene buttata il giorno dopo. E dopo Kuhn resta la difficoltà che dà il titolo a tutto: se ogni osservazione è già carica della teoria che dovrebbe metterla alla prova, che cosa arbitra fra due teorie in disaccordo?
Quel guasto lasciato aperto — non un crollo, ma la linea sottile che compare proprio dove la costruzione ha retto — è la crepa.
Una storia della filosofia da leggere come una storia, seguendo il filo che unisce un pensiero al successivo: non soltanto che cosa hanno pensato i filosofi, ma perché hanno dovuto pensarlo.
Ogni capitolo ha due riquadri. «Come lo sappiamo» dice su che cosa poggia ciò che si è appena letto, e qui serve spesso: molte delle frasi celebri di questa storia sono citate a metà o non furono mai dette. L'altro apre una parola — paradigma, demarcazione, abduzione, caos — e la tiene aperta il tempo di vedere che cosa contiene. In chiusura, una scheda a mappa per chi la materia non deve solo leggerla, ma studiarla.
Centoventi anni in cui la scienza diventa l'autorità e scopre di non poter dimostrare da sola perché lo sia.
Indice
Prologo · Epilogo · Per andare avanti
- 1 Quando i filosofi facevano gli esperimenti
- 2 Il residuo
- 3 La roccia porosa
- 4 Il notaio del pensiero
- 5 La lettera che arriva mentre il libro è in stampa
- 6 Il programma e il teorema
- 7 La macchina che decide
- 8 L'economia del pensiero
- 9 Nessun esperimento è mai solo
- 10 Lo spazio si piega
- 11 Il dado e il gatto
- 12 Il tempo dei fisici e il tempo vissuto
- 13 Il libro scritto in trincea
- 14 Il Circolo
- 15 La barca
- 16 Che cosa non è scienza
- 17 I due dogmi
- 18 Il gioco che si impara giocando
- 19 La struttura
- 20 Programmi che degenerano
- 21 Contro il metodo
- 22 Chi paga il laboratorio
- 23 Il tacchino e la terza via
- 24 Quanto ci si può fidare
- 25 Che cosa spiega una spiegazione
- 26 La diagnosi
- 27 Il miracolo e la discarica
- 28 Salvare i fenomeni
- 29 I nomi e i mondi possibili
- 30 Ogni scienza ha la sua filosofia
- 31 La vita è un algoritmo?
- 32 Ordine dal disordine
- 33 Può pensare una macchina
- 34 Il capitolo aperto