revisionismo
La proposta di correggere il programma alla luce dei fatti. La parola nasce come accusa, diventa categoria disciplinare e finisce come capo d'imputazione nei processi.
Compare in volume VIII
Dove viene aperta
Volume VIII · 2. La profezia che non si avvera
Il termine nasce in questa polemica e designa, alla lettera, la proposta di rivedere il programma alla luce dei fatti. Nella bocca di chi lo usava era già un'accusa, e la carriera che ha fatto merita di essere seguita, perché è uno dei casi più istruttivi di che cosa succeda a una parola dentro un'organizzazione. Nel 1899 significa: sostenere che alcune previsioni di Marx siano state smentite e che il programma vada corretto. È una tesi discutibile e si discute, in congressi che la respingono a grande maggioranza senza espellere nessuno. Vent'anni dopo, nei partiti comunisti, significa: abbandonare i principi. Trent'anni dopo significa: essere oggettivamente al servizio del nemico. Negli anni Trenta e poi nel dopoguerra, in Unione Sovietica e nell'Europa orientale, l'accusa di revisionismo compare nei processi, e le persone che la ricevono vengono condannate. La stessa parola serve infine a rompere fra Stati: il conflitto fra Mosca e Pechino, negli anni Sessanta, si combatte in gran parte a colpi di questa accusa. Il percorso è sempre lo stesso e non riguarda soltanto i marxisti. Un termine descrittivo che nomina una posizione diventa il nome di una colpa; il nome di una colpa diventa una categoria disciplinare; la categoria disciplinare diventa un capo d'imputazione. A ogni passaggio si perde la possibilità di distinguere fra l'aver torto e l'essere sleale — che è la distinzione da cui dipende se in un'organizzazione si possa ancora discutere.
Come la richiudono le mappe di fine capitolo
- Volume VIII · 2. La profezia che non si avvera
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La proposta di correggere il programma alla luce dei fatti. La parola nasce come accusa, diventa categoria disciplinare e finisce come capo d'imputazione nei processi.