riferimento
L'italiano traduce con una sola parola due termini inglesi che la letteratura distingue — reference, la relazione fra un'espressione e ciò di cui parla, e referent, la cosa stessa — e questo produce ambiguità nei testi tradotti. La radi...
Compare in volume VI
Dove viene aperta
Volume VI · 29. I nomi e i mondi possibili
L'italiano traduce con una sola parola due termini inglesi che la letteratura distingue — reference, la relazione fra un'espressione e ciò di cui parla, e referent, la cosa stessa — e questo produce ambiguità nei testi tradotti. La radice latina è referre, riportare indietro: la parola contiene l'immagine di un rimando, di qualcosa che porta altrove. Ed è la stessa immagine che sta nel termine tedesco che il capitolo quarto ha incontrato: Bedeutung, da deuten, indicare — che però nell'uso ordinario significa semplicemente «significato», e la scelta di Frege di usarlo tecnicamente per l'oggetto designato ha creato un secolo di problemi ai traduttori. Il punto filosofico è che questa relazione, apparentemente ovvia, non è mai stata spiegata in modo soddisfacente. Che cosa fa sì che una configurazione di suoni riguardi una cosa? La risposta descrittivista era: un contenuto mentale che la seleziona. La risposta causale è: una catena storica che vi conduce. Nessuna delle due copre tutti i casi, e la seconda ha il problema di dover dire come si trasmette l'intenzione di riferirsi allo stesso oggetto senza già presupporre il riferimento. Il volume settimo affronta la stessa questione con un vocabolario completamente diverso, chiamandola intenzionalità e ponendola non fra parole e cose ma fra coscienza e oggetto. È uno dei pochissimi punti in cui le due tradizioni del Novecento stanno affrontando lo stesso problema, e per lo più senza saperlo.