La crepa

ritenzione

Il trattenere il passato immediato come appena passato. Non è un atto, non si può decidere né interrompere, e non è una rappresentazione: la nota è ancora là con un altro carattere temporale.

Compare in volume VII

Dove viene aperta

Volume VII · 6. Il tempo che si trattiene

È il termine tecnico più importante di questo capitolo e va tenuto rigorosamente distinto dal ricordo, con cui l'italiano tende a confonderlo. Il ricordo — Husserl lo chiama memoria secondaria, o ri-presentazione — è un atto nuovo: adesso, in questo momento, faccio l'operazione di riportarmi a ieri sera. Ha una durata sua, si può interrompere, si può ripetere, si può sbagliare, e ciò che vi compare è dato come non-presente, in un'altra scena. La ritenzione non è un atto e non si può decidere. Non riporto la nota precedente: quella nota è ancora là, come coda del presente. Non posso astenermene, come non posso astenermi dal vedere ciò che ho davanti agli occhi aperti; e non posso sbagliarmi su di essa nel modo in cui posso sbagliarmi ricordando, perché non sto ricostruendo nulla. Il modo più rapido per sentire la differenza è questo: qualcuno pronuncia una frase lunga, e alla fine io la capisco. Per capirla non ho dovuto ricordare l'inizio: se avessi dovuto ricordarlo, la frase mi sarebbe sfuggita. L'inizio era ancora lì, trattenuto, mentre arrivava la fine. A un risultato molto simile era arrivato, con un vocabolario del tutto diverso, uno psicologo americano che il volume quinto ha raccontato: William James, con la sua nozione di presente apparente. Husserl lesse quel capitolo dei Principi di psicologia con attenzione e ne parlò sempre con ammirazione; il debito, però, non è mai dichiarato, e quanto abbia contato è discusso.

Come la richiudono le mappe di fine capitolo

Volume VII · 6. Il tempo che si trattiene

Il trattenere il passato immediato come appena passato. Non è un atto, non si può decidere né interrompere, e non è una rappresentazione: la nota è ancora là con un altro carattere temporale.