verum ipsum factum
Vero e fatto si convertono: si conosce con verità tanto quanto si è prodotto. Factum è participio — non l'accadimento, ma il prodotto.
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Volume IV · 20. Il vero e il fatto
Tre parole latine, e ciascuna conta. Verum è il vero in senso forte, il conosciuto nella sua causa — distinto tanto dal certo quanto dall'esatto. Factum è il fatto nel senso di ciò che è stato fatto, il participio passato di facere: non l'accadimento, ma il prodotto. E ipsum — «stesso» — è la parola che fa la differenza: non dice che il vero corrisponde al fatto, dice che è la medesima cosa. La formula dice quindi che vero e fatto si convertono: sono la stessa cosa vista da due lati. Si conosce con verità tanto quanto si è prodotto. Si noti la parentela con una coppia italiana che usiamo ancora: fatto e fattore, fare e fatto. E soprattutto va visto che cosa esclude. Esclude la contemplazione come via alla verità: non si conosce guardando, si conosce avendo fatto. È un principio che ha avuto una lunga vita fuori da Vico. Nell'Ottocento verrà ripreso per sostenere che l'uomo conosce sé stesso attraverso ciò che produce — il lavoro, la tecnica, le istituzioni — e sarà una delle radici del pensiero storico e sociale moderno. Nel Novecento, chi ha sostenuto che una teoria si capisce solo sapendola costruire, e che una macchina è compresa da chi la sa fare, stava ripetendo Vico senza saperlo.
Come la richiudono le mappe di fine capitolo
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Vero e fatto si convertono: si conosce con verità tanto quanto si è prodotto. Factum è participio — non l'accadimento, ma il prodotto.