Una storia della filosofia moderna
Dall'umanesimo a Nietzsche
XV – XIX secolo
Nell'aprile del 1336 due fratelli salgono su un monte della Provenza senza nessuna ragione pratica. In cima uno dei due apre a caso il libretto che porta sempre in tasca, legge che gli uomini vanno ad ammirare le vette dei monti e trascurano sé stessi, richiude il libro e non parla per tutta la discesa. Cinquecentocinquant'anni dopo, un ex professore di filologia crolla in una strada di Torino.
Non è un catalogo di filosofi. È la storia di due domande che corrono parallele per cinque secoli e che a un certo punto si accorgono di essere lo stesso problema visto da due lati. Prima si rompe il mondo. Poi il peso si sposta su chi guarda. Poi la ragione si mette in tribunale da sola. Infine tre uomini smontano l'edificio da tre lati diversi.
Sotto tutto corre la terza delle grandi crepe: l'età moderna colloca in chi conosce le condizioni della conoscenza — e da quel momento nessuno riesce più a uscire da sé per verificare.
- Capitoli
- 35
- Parole
- 105.827
- Autore
- Gabriele Carboni
Di che cosa parla
Nell'aprile del 1336 — così racconta una lettera su cui il libro apre subito una discussione — due fratelli salgono su un monte della Provenza senza nessuna ragione pratica. In cima uno dei due apre a caso il libretto che porta sempre in tasca e legge che gli uomini vanno ad ammirare le vette dei monti e trascurano sé stessi. Richiude il libro e non parla per tutta la discesa. Cinquecentocinquant'anni dopo, il 3 gennaio 1889, un ex professore di filologia crolla in una strada di Torino; e per gli undici anni che gli restano non scriverà più niente di comprensibile.
Fra quella salita e quel crollo sta il quarto volume di La crepa. Ma non è un catalogo di filosofi: è la storia di due domande che corrono parallele per cinque secoli e che a un certo punto si accorgono di essere lo stesso problema visto da due lati.
Prima si rompe il mondo. Petrarca e la distanza dagli antichi; Valla che smaschera un falso con la grammatica; Pico e la dignità di chi non ha un posto assegnato; Machiavelli, che descrive la politica come è; Lutero, e la stampa che rende praticabile il principio che ciascuno legga da sé; Montaigne che si chiede che so io?; Bruno, Copernico, Keplero, Galileo, Bacone. Alla fine il cosmo chiuso e ordinato non c'è più, e con esso l'autorità che lo garantiva.
Poi il peso si sposta su chi guarda. Se il mondo fuori non è più affidabile, la certezza va cercata dentro. Cartesio dubita di tutto e trova un punto che regge, e lo paga con un corpo che non sa più attaccare all'anima; Pascal misura la distanza fra cuore e ragione; Spinoza riduce tutto a una sostanza sola; Leibniz costruisce finestre che non ci sono. Poi gli inglesi rovesciano il tavolo: Locke svuota la mente, Berkeley toglie la materia, Hume toglie la causa e l'io.
Poi la ragione si mette in tribunale da sola. Vico scopre che si conosce davvero solo ciò che si è fatto, e quindi la storia; Rousseau accusa la società; Beccaria toglie allo Stato il diritto di uccidere. E Kant chiede che cosa renda possibile la conoscenza prima di ogni contenuto, salva la scienza rinunciando alla cosa in sé, e trova nella legge morale l'altra metà della risposta.
Infine il sistema, e le tre demolizioni. Fichte, Schelling e Hegel portano il soggetto fino in fondo. Poi arrivano tre uomini che smontano l'edificio da tre lati diversi: uno dice che sotto la ragione c'è una volontà cieca, uno che nessun sistema contiene il singolo che deve decidere, uno che le idee di un'epoca sono quelle di chi la comanda. E in fondo, un quarto, che chiede da dove venga il valore che diamo alla verità.
Ogni risposta risolve un problema e ne apre un altro. Cartesio salva la certezza e perde il corpo. Hume salva l'onestà e perde ogni fondamento. Kant salva la scienza e deve mettere fuori portata ciò di cui parla. Sotto tutto corre la terza delle grandi crepe: l'età moderna colloca in chi conosce le condizioni della conoscenza — e da quel momento nessuno riesce più a uscire da sé per verificare.
Quel guasto lasciato aperto — non un crollo, ma la linea sottile che compare proprio dove la costruzione ha retto — è la crepa.
Una storia della filosofia da leggere come una storia, seguendo il filo che unisce un pensiero al successivo: non soltanto che cosa hanno pensato i filosofi, ma perché hanno dovuto pensarlo.
Ogni capitolo ha due riquadri. «Come lo sappiamo» dice su che cosa poggia ciò che si è appena letto, e qui smonta parecchie cose che si danno per certe: dall'affissione delle novantacinque tesi al martirio di Galileo. L'altro apre una parola — virtù, sostanza, lumi, alienazione — e la tiene aperta il tempo di vedere che cosa contiene. In chiusura, una scheda a mappa per chi la materia non deve solo leggerla, ma studiarla.
Cinque secoli in cui l'Europa smette di chiedere che cosa sia il mondo e comincia a chiedere che cosa sia chi lo guarda.
Indice
Prologo — L'uomo che salì su una montagna · Epilogo — Le due catene · Per andare avanti
- 1 La distanza
- 2 L'uomo che si fa da sé
- 3 Il segretario
- 4 Il servo arbitrio
- 5 Secondo i suoi principi propri
- 6 Il cosmo si rompe
- 7 Che so io?
- 8 Il libro della natura
- 9 Gli idoli
- 10 Il dubbio
- 11 Il cuore e l'abisso
- 12 Una sostanza sola
- 13 Finestre che non ci sono
- 14 Anche se Dio non ci fosse
- 15 Il Leviatano
- 16 Il consenso
- 17 Il foglio bianco
- 18 Essere è essere percepito
- 19 Niente causa, niente io
- 20 Il vero e il fatto
- 21 La scienza nuova
- 22 Il secolo che si crede sveglio
- 23 L'uomo che accusa la società
- 24 Il diritto di punire
- 25 Il tribunale della ragione
- 26 Il cielo stellato e la legge morale
- 27 L'io che pone
- 28 La natura che si sveglia
- 29 La fatica del concetto
- 30 Tutto ciò che è reale
- 31 La libertà dei moderni
- 32 Il velo e la volontà
- 33 Il singolo e l'uomo che si è dimenticato
- 34 La classe e la scienza
- 35 Il martello