virtù
virtus
Non virtù morale: capacità di riuscire, energia, prontezza nel cogliere l'occasione. Sta sempre in coppia con la fortuna.
Compare in volume IV
Dove viene aperta
Volume IV · 3. Il segretario
La virtù di Machiavelli non ha quasi nulla a che vedere con la virtù dei catechismi, e ha poco anche con l'aretè dei greci. Viene dal latino virtus, che sta a vir, l'uomo maschio adulto, e che in origine significa capacità di riuscire: energia, decisione, prontezza, forza d'animo, abilità nel cogliere il momento. Un condottiero romano aveva virtus se vinceva. Nel Principe la virtù è tutto ciò che dipende da noi in una situazione, e sta sempre in coppia con il suo contrario: la fortuna, cioè tutto ciò che non dipende da noi. Machiavelli assegna metà delle nostre azioni a ciascuna, e paragona la fortuna a un fiume in piena — quando straripa non lo fermi, ma negli anni di calma puoi costruire argini e ripari, e allora la piena farà meno danno. Il punto è che virtù e fortuna non sono qualità morali: sono le due componenti di qualunque esito. E la domanda politica è quella degli argini — che cosa si possa fare adesso, mentre il fiume è calmo, perché la piena trovi qualcosa a fermarla. Se hai letto il volume primo, riconoscerai la struttura: è la stessa distinzione fra ciò che dipende da noi e ciò che non dipende, che lì chiudeva il libro, nel capitolo su Epitteto e Marco Aurelio. La differenza è che lo stoico la usava per stare tranquillo, e Machiavelli la usa per vincere.
Come la richiudono le mappe di fine capitolo
- Volume IV · 3. Il segretario
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Non virtù morale: capacità di riuscire, energia, prontezza nel cogliere l'occasione. Sta sempre in coppia con la fortuna.