volontà
Non la facoltà di deliberare: la spinta senza scopo e senza causa che costituisce l'interno di ogni cosa. Il nome è preso dall'unico caso conosciuto da dentro.
Compare in volume IV
Dove viene aperta
Volume IV · 32. Il velo e la volontà
È il termine peggio scelto della filosofia dell'Ottocento, e Schopenhauer lo sapeva. In italiano, come in tedesco, volontà evoca la deliberazione: uno che valuta le opzioni e sceglie. La volontà di Schopenhauer non fa niente del genere. Non ha rappresentazioni, non ha scopi, non sa nemmeno di esistere: è quel che spinge una radice verso il basso e una pianta verso l'alto. La ragione della scelta è dichiarata: fra tutte le cose che esistono, ce n'è una sola di cui si abbia una conoscenza interna, e in quella il volere è il nome che le tocca. Chiamare l'intero come si chiama l'unico frammento accessibile è, dice Schopenhauer, l'unica denominazione non arbitraria possibile — meglio prendere il nome dal noto che dall'ignoto. Le traduzioni moderne, per evitare l'equivoco, ricorrono spesso a parole come impulso, spinta, tendenza. Rendono meglio la cosa e perdono il legame con l'esperienza da cui è ricavata.
Come la richiudono le mappe di fine capitolo
- Volume IV · 32. Il velo e la volontà
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Non la facoltà di deliberare: la spinta senza scopo e senza causa che costituisce l'interno di ogni cosa. Il nome è preso dall'unico caso conosciuto da dentro.