La crepa

volontà generale

Ciò che ciascuno vuole in quanto cittadino, non la somma delle preferenze private (che è la volontà di tutti). Termine di origine teologica secentesca.

Compare in volume IV

Dove viene aperta

Volume IV · 23. L'uomo che accusa la società

L'espressione non è di Rousseau. Nasce nella teologia francese del Seicento — nelle discussioni su grazia e predestinazione che questo libro ha incontrato al capitolo quarto — dove indicava la volontà con cui Dio vuole la salvezza di tutti gli uomini, in contrapposizione alle volontà particolari con cui salva questo o quello. Rousseau la trasferisce dal cielo alla città, e il trasferimento porta con sé un'eredità pesante: la volontà generale conserva il carattere di ciò che è giusto per definizione. Non è ciò che il popolo vuole di fatto, è ciò che vuole in quanto vuole il bene comune — e non può sbagliare, perché se sbagliasse non sarebbe generale. Da questa struttura discende il problema politico che il capitolo lascia aperto, e che due secoli di storia hanno reso concretissimo. Se la volontà generale non coincide necessariamente con la maggioranza, chi la accerta? Rousseau si affida al voto dei cittadini riuniti, sperando che ciascuno, votando, si chieda che cosa sia bene per tutti. Ma se il risultato può essere sbagliato, allora esiste in linea di principio un criterio superiore al voto — e chiunque sostenga di conoscerlo può dichiararsi più fedele al popolo del popolo stesso.

Come la richiudono le mappe di fine capitolo

Volume IV · 23. L'uomo che accusa la società

Ciò che ciascuno vuole in quanto cittadino, non la somma delle preferenze private (che è la volontà di tutti). Termine di origine teologica secentesca.