La crepa

voluntas

La volontà come centro della persona: non la scelta ragionata dei greci, ma ciò che uno è quando smette di sapere e comincia a volere. Termine senza equivalente greco esatto.

Compare in volume II

Dove viene aperta

Volume II · 8. La volontà divisa

È una delle poche parole importanti di questo volume che non traduce un termine greco. I greci avevano boúlesis, il volere ragionevole, e proaíresis, la scelta deliberata di cui parla Aristotele: entrambe presuppongono che si voglia ciò che si giudica bene. Se uno sbaglia, ha sbagliato il giudizio. Non c'era una parola per indicare la facoltà che sa e sceglie contro. In Agostino la voluntas diventa proprio questo: il luogo in cui una persona è sé stessa, prima e più che nel suo sapere. Ed è il luogo in cui può guastarsi senza che il guasto sia un errore di calcolo — un amore rivolto alla cosa sbagliata, che è una faccenda dell'affetto e non dell'intelletto. Da qui la formula con cui Agostino riassume la propria antropologia: il mio peso è il mio amore, e da lui sono portato dovunque io sia portato. Non si è dove si pensa: si è dove si ama. La conseguenza pesa su tutto il volume. Se il centro della persona è la volontà e non l'intelletto, allora la domanda «che cosa devo sapere» viene dopo la domanda «che cosa devo amare» — e la filosofia, in Occidente, avrà per mille anni un problema in più di quanti ne avesse in Grecia. E si aprirà una discussione, che attraverserà tutto il volume terzo, su quale delle due facoltà comandi: se l'intelligenza, che mostra il bene, o la volontà, che lo vuole. Domenicani da una parte, francescani dall'altra.

Come la richiudono le mappe di fine capitolo

Volume II · 8. La volontà divisa

La volontà come centro della persona: non la scelta ragionata dei greci, ma ciò che uno è quando smette di sapere e comincia a volere. Termine senza equivalente greco esatto.