alétheia
ἀλήθεια
Verità, alla lettera «non-nascondimento» (a- privativo + léthe, oblio). Conoscere è togliere un velo: da qui le porte che si spalancano nel proemio.
Compare in volume I
Dove viene aperta
Volume I · 4. Il colpo di mano
ἀλήθεια si traduce con «verità», e la traduzione perde qualcosa. La parola è composta: a- è la particella privativa, la stessa del nostro «a-tomo» o «a-nonimo», e léthe significa oblio, occultamento — è il nome del fiume infernale che fa dimenticare. Alla lettera, dunque, la verità sarebbe il non-nascondimento: il togliersi di dosso un velo. Va detto subito che questa lettura, resa celebre da Heidegger nel Novecento, è contestata dai linguisti: in Omero alétheia significa già, molto più modestamente, «cosa detta senza omissioni», e l'etimologia non autorizza da sola tutto il resto. Presa per quello che è — una suggestione, non un fatto linguistico — resta però illuminante, e spiega perché il poema si apra con delle fanciulle che si scoprono il capo e con delle porte che si spalancano; e perché nel capitolo precedente Eraclito potesse dire che la natura ama nascondersi.
Come la richiudono le mappe di fine capitolo
- Volume I · 4. Il colpo di mano
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Verità, alla lettera «non-nascondimento» (a- privativo + léthe, oblio). Conoscere è togliere un velo: da qui le porte che si spalancano nel proemio.