algoritmo
Dal nome di al-Khwārizmī. Procedura finita, definita passo per passo, applicabile senza capirla: il risultato non dipende da chi la esegue.
Compare in volume VI
Dove viene aperta
Volume VI · 7. La macchina che decide
La parola viene da un nome proprio. al-Khwārizmī era un matematico attivo a Baghdad nel nono secolo, nella Casa della sapienza che il volume secondo ha raccontato; scrisse un manuale sul calcolo con le cifre indiane, e la traduzione latina, che comincia con dixit Algorismi, fece del suo nome il termine per indicare quel modo di calcolare. Dalla stessa persona, per altra via, viene anche la parola algebra, dal titolo di un suo secondo libro. Per secoli algorismus indicò soltanto l'aritmetica posizionale contrapposta all'abaco. Il senso moderno — una procedura finita, definita passo per passo, che risolve una classe di problemi — si fissa nel Novecento, e si fissa proprio con il lavoro di questo capitolo: prima non serviva un termine tecnico, perché nessuno aveva avuto bisogno di parlare di tutte le procedure possibili. Vale la pena notare che l'algoritmo ha, per costruzione, una proprietà che questo volume incontrerà di nuovo: è cieco. Chi lo esegue non deve capire nulla di ciò che sta facendo, e proprio per questo il risultato non dipende da chi lo esegue. È la stessa proprietà che rende la logica formale controllabile, e la stessa che, nel capitolo trentatreesimo, farà chiedere se un sistema che manipola simboli senza capirli stia pensando.
Come la richiudono le mappe di fine capitolo
- Volume VI · 7. La macchina che decide
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Dal nome di al-Khwārizmī. Procedura finita, definita passo per passo, applicabile senza capirla: il risultato non dipende da chi la esegue.