ápeiron, di nuovo
La parola l'abbiamo già incontrata nel primo capitolo, e vale la pena vedere che cosa le è successo per strada. In Anassimandro, ἄπειρον era una lode: il principio è illimitato, cioè indeterminato, e proprio per questo può diventare tutto....
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Volume I · 5. Le guardie del corpo
La parola l'abbiamo già incontrata nel primo capitolo, e vale la pena vedere che cosa le è successo per strada. In Anassimandro, ἄπειρον era una lode: il principio è illimitato, cioè indeterminato, e proprio per questo può diventare tutto. In Parmenide e nei pitagorici l'illimitato ha cambiato segno: è ciò che manca di forma, e la perfezione sta invece nel limite, nella figura compiuta, nella sfera. Melisso lo rovescia un'altra volta, e stavolta per un motivo tecnico: siccome un limite avrebbe bisogno di un «fuori», e il fuori sarebbe nulla, l'essere deve essere illimitato. Tre autori, la stessa parola, tre valutazioni opposte. È un buon promemoria: nella filosofia antica i termini non hanno un significato fisso da imparare a memoria, hanno una storia. Chiedersi chi sta usando una parola è quasi sempre più utile che cercarne la definizione.