La crepa

appresentazione

Il modo in cui è dato ciò che non è presente ma viene indicato insieme al presente. Con le cose può sempre diventare presente; con l'altro, mai — e questa è la differenza decisiva.

Compare in volume VII

Dove viene aperta

Volume VII · 7. L'altro non è un oggetto

Il termine è tecnico e brutto, e vale la pena tenerlo perché dice qualcosa che le parole comuni non dicono. Non è inferenza. Non sto ragionando così: quel corpo si comporta come il mio, il mio si comporta così perché provo dolore, dunque quel corpo prova dolore. Un ragionamento del genere — l'argomento per analogia, che i manuali attribuiscono spesso a Husserl — è precisamente ciò che lui esclude, e per due ragioni: perché nessuno lo compie, e perché sarebbe un'induzione su un unico caso, cioè un pessimo ragionamento. Non è immaginazione. Non mi sto figurando come sarebbe essere lui. Se lo facessi, avrei davanti una mia fantasia, e le fantasie non oppongono resistenza. È un modo di darsi. La sofferenza di chi mi sta davanti non la deduco e non la immagino: la vedo sul suo volto, così come vedo il dado e non le sue facce anteriori. Con la differenza che il dado posso girarlo, e il volto no. Husserl chiama accoppiamento l'associazione passiva su cui tutto questo poggia: due corpi simili si appaiano nel campo, come si appaiano due macchie dello stesso colore, e ciascuno trasferisce sull'altro il proprio senso. Non è un giudizio: avviene nello strato che il capitolo quinto ha descritto, e avviene prima che io ne sappia nulla.

Come la richiudono le mappe di fine capitolo

Volume VII · 7. L'altro non è un oggetto

Il modo in cui è dato ciò che non è presente ma viene indicato insieme al presente. Con le cose può sempre diventare presente; con l'altro, mai — e questa è la differenza decisiva.