arbitrio
Liberum arbitrium si traduce con «libero arbitrio», e la traduzione è così letterale da non dire più niente. Conviene smontarla. Arbiter, in latino, è il giudice privato: quello che le parti scelgono di comune accordo per dirimere...
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Volume IV · 4. Il servo arbitrio
Liberum arbitrium si traduce con «libero arbitrio», e la traduzione è così letterale da non dire più niente. Conviene smontarla. Arbiter, in latino, è il giudice privato: quello che le parti scelgono di comune accordo per dirimere una lite, e la cui parola non deriva da un potere ma da un giudizio. Arbitrium è quindi la decisione di chi valuta e sentenzia. «Libero arbitrio» significa dunque, alla lettera, giudizio libero: la capacità di pesare le alternative e di pronunciarsi. Non è la stessa cosa della «libera volontà», e la differenza è il cuore della disputa. Erasmo e i cattolici sostengono che il giudizio resta libero: possiamo valutare e scegliere. Lutero risponde che il problema non sta nel giudicare, sta nel volere: uno può benissimo giudicare che il bene è bene e trovarsi incapace di volerlo. Se la questione ti sembra teologica e remota, tieni presente che tornerà tre volte in questo libro, e mai in abito ecclesiastico: in Spinoza, per cui la libertà è capire la necessità; in Kant, che dovrà postularla per salvare la morale; e in Schopenhauer, che riprenderà la bestia da soma di Lutero e la chiamerà volontà.