La crepa

commentario

La forma normale della filosofia per mille anni: si pensa dentro un testo autorevole, decidendo che cosa significhi, non scrivendo un'opera contro di esso.

Compare in volume II

Dove viene aperta

Volume II · 3. L'ultima scuola

Da qui in avanti, per mille anni, la filosofia si scrive quasi sempre in una forma sola: il commento a un testo altrui. Non è pigrizia. È una scelta che ha una logica precisa: si presume che la verità sia già stata detta da qualcuno — Platone, Aristotele, la Scrittura — e che il compito di chi viene dopo sia capirla, non sostituirla. Il pensiero originale non si esprime scrivendo un libro nuovo: si esprime decidendo che cosa significhi una frase difficile. Il che rende questi autori faticosi da leggere e facili da sottovalutare. Una tesi rivoluzionaria può stare in una spiegazione di tre righe su un participio; e per accorgersene bisogna sapere che cosa avevano scritto i commentatori precedenti. La forma avrà una lunga evoluzione. Nelle scuole medievali il commento si articolerà in quaestiones — domande sollevate dal testo — e le quaestiones si staccheranno dal testo fino a diventare opere autonome; nel Duecento la disputa pubblica diventerà un genere letterario. Ma il presupposto resta: si pensa dentro un'autorità, non contro di essa. Il momento in cui qualcuno comincerà a scrivere di filosofia senza appoggiarsi a un testo autorevole è, molto precisamente, il momento in cui questa storia finisce e comincia quella del volume quarto.

Come la richiudono le mappe di fine capitolo

Volume II · 3. L'ultima scuola

La forma normale della filosofia per mille anni: si pensa dentro un testo autorevole, decidendo che cosa significhi, non scrivendo un'opera contro di esso.