conatus
Lo sforzo con cui ogni cosa persevera nel proprio essere, e che ne costituisce l'essenza attuale. Ne discende che il valore è traccia del desiderio, non proprietà delle cose.
Compare in volume IV
Dove viene aperta
Volume IV · 12. Una sostanza sola
Dal latino conari, sforzarsi, tentare. Alla lettera: lo sforzo, la spinta con cui una cosa tende a restare quello che è. Il termine circolava già nella fisica del Seicento per indicare la tendenza di un corpo a proseguire nel proprio stato — quello che poi si chiamerà inerzia. Spinoza lo prende e lo estende a tutto ciò che esiste, corpi e menti insieme, facendone l'essenza stessa di ciascun individuo: una cosa non ha un conatus, una cosa è il proprio conatus. Da qui una conseguenza che riorganizza tutta la morale. Non desideriamo una cosa perché la giudichiamo buona; la giudichiamo buona perché la desideriamo. Il valore è la traccia che il nostro sforzo lascia sulle cose, e non una loro proprietà che andiamo a scoprire. Chi ha letto il volume primo riconoscerà l'oikeíosis degli stoici, l'impulso originario di ogni vivente a prendersi cura della propria costituzione. La somiglianza è evidente, e va detto che Spinoza non la rivendica: nell'unico passo in cui nomina gli stoici li attacca. La differenza è che gli stoici mettevano quello sforzo dentro un cosmo provvidente, e qui la provvidenza non c'è. La stessa parola riapparirà, con un nome diverso e un colore molto più cupo, nel capitolo trentaduesimo: si chiamerà volontà.
Come la richiudono le mappe di fine capitolo
- Volume IV · 12. Una sostanza sola
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Lo sforzo con cui ogni cosa persevera nel proprio essere, e che ne costituisce l'essenza attuale. Ne discende che il valore è traccia del desiderio, non proprietà delle cose.