La crepa

decadenza

È la parola d'ordine di quarant'anni di cultura europea, e ha almeno tre usi che vale la pena separare. C'è la decadenza estetica: un movimento letterario di fine Ottocento, francese e poi europeo, che assume come propri la raffinatezza...

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Volume V · 23. Il tramonto

È la parola d'ordine di quarant'anni di cultura europea, e ha almeno tre usi che vale la pena separare. C'è la decadenza estetica: un movimento letterario di fine Ottocento, francese e poi europeo, che assume come propri la raffinatezza, l'artificio, la stanchezza e il gusto per ciò che finisce. Chi vi appartiene usa la parola con orgoglio. C'è la decadenza come diagnosi medica della cultura: la tesi che una civiltà possa ammalarsi, indebolirsi, perdere vitalità. È l'uso di Nietzsche, che il volume quarto ha raccontato, e che aveva applicato la categoria alla morale, al cristianesimo e a sé stesso. È anche l'uso di Spengler, che vi aggiunge il ciclo obbligato. E c'è la decadenza come categoria politica, che è quella pericolosa. Se una società è malata, servono medici; se il male è interno, va individuato ed estirpato; e se la vitalità è il criterio, allora ciò che è debole è per definizione da eliminare. Nei vent'anni successivi al libro di Spengler, questa catena di inferenze fu compiuta per intero, e con conseguenze che il volume ottavo dovrà raccontare. Vale la pena notare che tutti e tre gli usi presuppongono la stessa immagine: che una civiltà sia un organismo. Nessuno ha mai mostrato che lo sia.