Una storia della filosofia contemporanea
Dal positivismo alla Grande Guerra
1850 – 1914
Nell'agosto del 1872 il fisiologo che aveva dimostrato che l'impulso nervoso è elettricità — che aveva cioè misurato ciò che per secoli era stato chiamato spirito — dichiara davanti al congresso dei naturalisti tedeschi che due cose non si spiegheranno mai. La seconda è da dove venga la coscienza. Quarantadue anni dopo, novantatré fra i massimi rappresentanti della cultura tedesca firmano un manifesto in cui dichiarano che la loro cultura e il loro esercito sono la stessa cosa.
Non è un catalogo di filosofi. È la storia di una domanda che torna sotto forme diverse in ogni capitolo: che cosa resta alla filosofia, dopo che le scienze le hanno preso l'oggetto pezzo per pezzo.
Sotto tutto corre la quarta delle grandi crepe: ogni sapere risulta situato, e non resta più un luogo da cui giudicare gli altri. La domanda che ne esce — da dove si parla — è quella che i tre volumi finali affrontano, ciascuno per una strada diversa.
- Capitoli
- 24
- Parole
- 63.025
- Autore
- Gabriele Carboni
Il prologo, letto
Ignorabimus
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Di che cosa parla
Nell'agosto del 1872, davanti al congresso dei naturalisti e dei medici tedeschi, il fisiologo che aveva dimostrato che l'impulso nervoso è elettricità — che aveva cioè misurato ciò che per secoli era stato chiamato spirito — dichiara che due cose non si spiegheranno mai. La seconda è da dove venga la coscienza: fra il movimento degli atomi e la sensazione del rosso c'è un salto che nessuna quantità di fisica colmerà. Ignoramus et ignorabimus. Quarantadue anni dopo, il 4 ottobre 1914, novantatré fra i massimi rappresentanti della cultura tedesca firmano un manifesto in cui dichiarano che la loro cultura e il loro esercito sono la stessa cosa.
Fra quel limite e quelle firme sta il quinto volume di La crepa. Ma non è un catalogo di filosofi: è la storia di una domanda che torna sotto forme diverse in ogni capitolo — che cosa resta alla filosofia, dopo che le scienze le hanno preso l'oggetto pezzo per pezzo.
Prima risposta: niente, e va bene così. Il positivismo affida alla scienza anche ciò che la filosofia non è riuscita a fare, e Comte arriva a fondare una religione. I materialisti tedeschi riducono il pensiero a una secrezione; il darwinismo entra in filosofia e ne esce come programma politico; la psicologia apre laboratori e comincia a cronometrare le sensazioni. Se l'anima si misura, che cosa resta da pensare?
Seconda risposta: c'è un altro modo di conoscere. Dilthey distingue lo spiegare dal comprendere e rivendica alle scienze dello spirito un metodo proprio; Ranke e Droysen fanno della storia una disciplina; i neokantiani riaprono a Marburgo un libro archiviato da quarant'anni, e la scuola del Baden ne ricava una domanda sui valori; Windelband separa le leggi dagli individui; Cassirer trasforma le forme dell'intelletto in una famiglia di linguaggi storici. E Weber dà un nome alla condizione che ne risulta: il disincanto.
Terza risposta: il tempo non è quello degli orologi. Bergson distingue la durata dallo spazio e fonda una metafisica sull'esperienza interna del tempo; Durkheim tratta i fatti sociali come cose; Simmel guarda il denaro e lo straniero. Intanto, dall'altra parte dell'oceano, Peirce e James chiedono che cosa cambi nella pratica se una tesi è vera invece che falsa, e Dewey porta quella domanda dentro la scuola.
E sotto tutto, il sospetto. Freud mostra che l'io non è padrone in casa propria; la critica storica smonta i testi sacri e la Chiesa reagisce; Croce e Gentile costruiscono in Italia due sistemi rivali; Spengler annuncia che le civiltà hanno una stagione e che la nostra è l'inverno. Poi arriva agosto.
Ogni risposta risolve un problema e ne apre un altro. Il positivismo compra l'oggettività al prezzo della domanda sul senso. Lo storicismo salva la storia e perde il punto fermo da cui giudicarla. Il pragmatismo salva l'utilità e rinuncia a una verità che non dipenda da noi. Sotto tutto corre la quarta delle grandi crepe: ogni sapere risulta situato, e non resta più un luogo da cui giudicare gli altri. La domanda che ne esce — da dove si parla — è quella che i tre volumi finali cercheranno di affrontare, ciascuno per una strada diversa.
Quel guasto lasciato aperto — non un crollo, ma la linea sottile che compare proprio dove la costruzione ha retto — è la crepa.
Una storia della filosofia da leggere come una storia, seguendo il filo che unisce un pensiero al successivo: non soltanto che cosa hanno pensato i filosofi, ma perché hanno dovuto pensarlo.
Ogni capitolo ha due riquadri. «Come lo sappiamo» dice su che cosa poggia ciò che si è appena letto. L'altro apre una parola — disincanto, durée, anomia, Erlebnis — e la tiene aperta il tempo di vedere che cosa contiene. In chiusura, una scheda a mappa per chi la materia non deve solo leggerla, ma studiarla.
Sessant'anni di strumenti straordinari, e nessuno che veda arrivare il 1914.
Indice
Prologo · Ignorabimus · Epilogo · Le tre strade · Per andare avanti
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1 La religione dell'umanità
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2 Senza fosforo non c'è pensiero
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3 La scimmia e il filosofo
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4 Misurare l'anima
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5 Spiegare e comprendere
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6 Ogni epoca è immediata a Dio
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7 Ritorno a Kant
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8 Leggi e individui
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9 Le forme simboliche
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10 Il disincanto
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11 La durata
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12 L'evoluzione creatrice
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13 Trattare i fatti sociali come cose
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14 Lo straniero e il denaro
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15 Come rendere chiare le nostre idee
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16 La differenza che fa differenza
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17 La scuola e la democrazia
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18 Il sogno
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19 Il disagio
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20 Il regno e la Chiesa
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21 Ogni storia è storia contemporanea
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22 L'atto puro
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23 Il tramonto
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24 Agosto 1914