emozione
Nei Principi c'è una tesi che ha resistito centotrent'anni di dibattito ed è ancora in discussione. Il senso comune dice: incontro un orso, ho paura, tremo e scappo. James propone di invertire l'ordine: incontro l'orso, il corpo reagisce...
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Volume V · 16. La differenza che fa differenza
Nei Principi c'è una tesi che ha resistito centotrent'anni di dibattito ed è ancora in discussione. Il senso comune dice: incontro un orso, ho paura, tremo e scappo. James propone di invertire l'ordine: incontro l'orso, il corpo reagisce — il cuore accelera, i muscoli si tendono, la corsa comincia — e la percezione di questi cambiamenti corporei è l'emozione. Non tremiamo perché abbiamo paura, abbiamo paura perché tremiamo. Non piangiamo perché siamo tristi, siamo tristi perché piangiamo. La tesi fu formulata quasi contemporaneamente da un fisiologo danese, e per questo si chiama teoria di James e Lange. L'argomento principale che James porta è un esperimento mentale: si provi a immaginare un'emozione forte togliendole tutte le sensazioni corporee — il nodo alla gola, il peso al petto, il calore al viso — e si veda che cosa resta. Secondo lui non resta nulla, salvo un giudizio freddo. Le obiezioni arrivarono presto e sono serie: le reazioni corporee sono troppo lente e troppo poco differenziate per distinguere fra rabbia e paura, e chi ha lesioni che interrompono il ritorno delle sensazioni dal corpo continua a provare emozioni. Ma qualcosa della tesi è tornato: le ricerche contemporanee sull'interocezione e sui marcatori somatici assegnano al corpo un ruolo costitutivo nell'emozione, e non soltanto espressivo. Vale la pena registrarlo perché è raro: una tesi filosofica del 1884 che sta ancora dentro un programma di ricerca sperimentale.