equivoco
In logica un termine si dice univoco quando ha lo stesso significato in tutti i suoi usi, ed equivoco quando ne ha di diversi che non hanno nulla a che fare fra loro: la parola canone nel diritto e nella musica. Maimonide sostiene...
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Volume II · 27. La guida dei perplessi
In logica un termine si dice univoco quando ha lo stesso significato in tutti i suoi usi, ed equivoco quando ne ha di diversi che non hanno nulla a che fare fra loro: la parola canone nel diritto e nella musica. Maimonide sostiene che tutti i termini che applichiamo a Dio e alle creature siano puramente equivoci. Quando dico che un uomo esiste e che Dio esiste, la parola esiste significa due cose che non hanno in comune se non il suono; lo stesso per potente, per sapiente, per buono. È la posizione più severa possibile, e ha un prezzo evidente: se non c'è nessun rapporto fra i due usi, allora parlare di Dio è letteralmente parlare a vuoto, e anche le negazioni diventano dubbie — perché per negare qualcosa bisogna almeno sapere che cosa si sta negando. La via d'uscita la cercherà il Duecento latino con una terza categoria, che non è né l'univocità né l'equivocità: l'analogia. L'idea è che ci sia una proporzione — come la salute sta al corpo, così una certa qualità sta a Dio — e che questa proporzione salvi il discorso senza livellare le differenze. Sarà la posizione di Tommaso, e sarà uno dei punti su cui Duns Scoto lo attaccherà, sostenendo che senza un concetto univoco di essere non si può ragionare affatto. Volume terzo, capitoli sesto e quindicesimo.