essenza ed esistenza
Sono due parole latine per due termini arabi, e il modo in cui sono state tradotte ha condizionato secoli di discussione. L'essenza risponde alla domanda che cos'è: è ciò che una definizione cattura. L'esistenza risponde alla doma...
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Volume II · 18. L'uomo che vola
Sono due parole latine per due termini arabi, e il modo in cui sono state tradotte ha condizionato secoli di discussione. L'essenza risponde alla domanda che cos'è: è ciò che una definizione cattura. L'esistenza risponde alla domanda c'è: è il fatto bruto che qualcosa stia lì. Il punto controverso è come stiano insieme. Avicenna dice che nelle cose create l'esistenza «sopraggiunge» all'essenza, e usa un vocabolario arabo che i traduttori latini resero con accidente, e che nell'originale poneva già lo stesso problema. Il termine è infelice, e ha attirato l'obiezione più dura che gli sia stata rivolta. Un accidente, in senso tecnico, è ciò che compete a un soggetto già costituito: il bianco a un muro. Ma l'esistenza non può essere così, perché prima di esistere non c'è nessun soggetto a cui aggiungerla. Averroè, un secolo dopo, gli rimprovererà proprio questo, e gli studiosi contemporanei discutono se Avicenna intendesse davvero «accidente» nel senso stretto. Al di là della lite terminologica, la distinzione ha fatto un lavoro enorme. Ha permesso di dire con precisione in che senso Dio differisca da tutto il resto: è l'unico in cui essenza ed esistenza coincidono, non il più grande degli enti. Tommaso d'Aquino ne farà il centro della propria metafisica, spostando però l'accento: per lui l'esistenza non si aggiunge come un di più, è l'atto che fa essere l'essenza, ciò che di più intimo una cosa ha. È il capitolo sesto del volume terzo.