La crepa

eternità

«Possesso tutto insieme e perfetto di una vita illimitata»: non un tempo infinito ma un modo di esistere senza successione.

Compare in volume II

Dove viene aperta

Volume II · 10. L'ultimo romano

Nell'uso comune vale «tempo infinito», e in questo capitolo la differenza è tutta. Un tempo infinito è pur sempre un tempo: c'è un prima e un poi, si vive un istante alla volta, e il resto è ricordo o attesa. Un dio che vivesse così sarebbe soltanto molto vecchio, e conoscerebbe il futuro come una previsione — cioè in modo incerto, oppure in modo che lo determina. La definizione di Boezio dice un'altra cosa: tutta insieme e perfetta. Non un tempo lungo, ma un modo di esistere in cui non c'è successione, e in cui ciò che per noi è passato e futuro è compresente come per noi è presente questa riga. Da questa definizione dipende buona parte della teologia successiva. Tommaso la cita alla lettera; Dante la mette in versi; e la formula del «presente eterno» diventa la risposta standard al problema della prescienza. Vale la pena notarne il rovescio. Se l'eternità è un presente totale, allora il tempo è tutt'altra cosa dall'eternità, e non una sua copia scadente, e chi vive nel tempo non può nemmeno immaginarsela. Il che rende la soluzione impeccabile e insieme poco rassicurante — perché per capire come funzioni bisognerebbe stare dall'altra parte.

Come la richiudono le mappe di fine capitolo

Volume II · 10. L'ultimo romano

«Possesso tutto insieme e perfetto di una vita illimitata»: non un tempo infinito ma un modo di esistere senza successione.