La crepa

eudaimonía

Il fine ultimo su cui tutti concordano nel nome e su nulla nel contenuto. Non uno stato d'animo ma un'attività dell'anima secondo virtù, in una vita completa.

Compare in volume I

Dove viene aperta

Volume I · 13. Lo strumento e la vita buona

εὐδαιμονία si traduce sempre con «felicità», e la traduzione tradisce due volte. La prima: in italiano «felicità» indica uno stato d'animo, qualcosa che si prova. L'eudaimonía è invece una valutazione su una vita intera — è ciò che si può dire di qualcuno guardando come è andata, non ciò che qualcuno sente stamattina. Per questo Aristotele può sostenere che una rondine non fa primavera, e nemmeno un solo giorno: non si è felici a intermittenza. La seconda: la parola è composta da eu, bene, e daímon. Alla lettera significa avere un buon demone, cioè aver ricevuto in sorte una buona guida. Ed è precisamente ciò che Eraclito, tre secoli prima, aveva rovesciato dicendo che il demone dell'uomo è il suo carattere. Le due frasi, messe una accanto all'altra, contengono l'intera etica greca: la vita riuscita sembra un dono della sorte e dipende invece da com'è fatto chi la vive. Vale la pena aggiungere che Aristotele è anche un formidabile inventore di parole. Enérgeia, che ha costruito lui su érgon, «opera», significa alla lettera «l'essere all'opera» — e da lì, per una strada che con lui non c'entra nulla, viene la nostra «energia», che significa tutt'altro.

Come la richiudono le mappe di fine capitolo

Volume I · 13. Lo strumento e la vita buona

Il fine ultimo su cui tutti concordano nel nome e su nulla nel contenuto. Non uno stato d'animo ma un'attività dell'anima secondo virtù, in una vita completa.