ideale
Il modo d'essere di ciò che è identicamente ripetibile: il teorema pensato da milioni di persone in atti tutti diversi resta lo stesso. Non indica un mondo separato di enti.
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Volume VII · 2. La logica non è una faccenda di teste
Nel linguaggio corrente ideale significa perfetto, o immaginario. In Husserl è un termine tecnico e significa una cosa diversa da entrambe: designa il modo di essere di ciò che è identicamente ripetibile. Un esempio elementare. Il teorema di Pitagora è stato pensato da milioni di persone, in lingue diverse, in secoli diversi. Ogni volta c'è stato un atto mentale, con una durata, un luogo e un soggetto: quelli sono eventi reali, e sono tutti diversi. Ma ciò che è stato pensato è lo stesso, ed è per questo che si può discuterne, correggerlo, insegnarlo. Quel qualcosa è un'unità ideale. Attenzione a non trasformare la distinzione in una metafisica. Husserl non sostiene che esista un mondo di enti in un cielo separato: sostiene che ci siano oggetti di due tipi, e che confonderli produca assurdità. Il numero due non è da nessuna parte, e non per questo è meno determinato di una sedia — anzi lo è di più, perché di una sedia si possono sempre scoprire nuove proprietà, mentre del numero due no. È la stessa questione che il volume sesto ha visto affrontare da Frege con un vocabolario diverso, e su cui i due arrivano quasi allo stesso punto partendo da lati opposti: uno dalla logica, l'altro dalla descrizione degli atti.
Come la richiudono le mappe di fine capitolo
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Il modo d'essere di ciò che è identicamente ripetibile: il teorema pensato da milioni di persone in atti tutti diversi resta lo stesso. Non indica un mondo separato di enti.