il diritto ad avere diritti
La terza sezione della seconda parte contiene l'analisi che ha avuto più conseguenze pratiche di tutto il libro, ed è quella in cui Arendt scrive di ciò che le era accaduto. Fra le due guerre l'Europa produce milioni di persone che non appa...
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Volume VIII · 9. Una cosa nuova
La terza sezione della seconda parte contiene l'analisi che ha avuto più conseguenze pratiche di tutto il libro, ed è quella in cui Arendt scrive di ciò che le era accaduto. Fra le due guerre l'Europa produce milioni di persone che non appartengono a nessuno Stato: i profughi delle guerre e delle rivoluzioni, le popolazioni rimaste dalla parte sbagliata di confini ridisegnati, i cittadini privati per legge della loro cittadinanza. Per costoro esistevano, sulla carta, i diritti dell'uomo, proclamati nel 1789 come inalienabili e indipendenti da ogni governo. Arendt osserva che si sia scoperto che non funzionano. Nel momento stesso in cui una persona perde la protezione di uno Stato e si riduce a essere soltanto un essere umano, cioè si trova esattamente nella condizione in cui quei diritti dovrebbero valere in modo puro, si scopre che nessuno li fa valere. Non c'è tribunale, non c'è polizia, non c'è procedura. Il profugo non viene privato del diritto di parola: viene privato del fatto che ciò che dice abbia un effetto su qualcuno. Non viene privato del diritto alla vita: viene privato di un posto nel mondo in cui la sua vita conti per qualcuno. Ne segue che il diritto veramente fondamentale sia uno che nelle dichiarazioni non compare: il diritto ad avere diritti, cioè ad appartenere a una comunità politica organizzata in cui si sia giudicati per le proprie azioni e opinioni. È l'unico diritto che non si può perdere senza perderli tutti, ed è l'unico che nessuna dichiarazione garantisce, perché per garantirlo occorrerebbe un'autorità sopra gli Stati che non esiste. La formula, coniata da una donna che era stata apolide per diciotto anni, è oggi nel vocabolario del diritto internazionale, viene citata nelle sentenze delle corti e nelle relazioni delle agenzie che si occupano di rifugiati, e continua a descrivere una situazione che non è cambiata.