La crepa

intelligere

Il programma di Anselmo si formula in una riga: fides quaerens intellectum, la fede che cerca l'intelligenza. E in una frase più nota, ripresa da Agostino: non cerco di capire per credere, ma credo per capire. Il verbo latino intelli...

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Volume II · 17. Ciò di cui non si può pensare il maggiore

Il programma di Anselmo si formula in una riga: fides quaerens intellectum, la fede che cerca l'intelligenza. E in una frase più nota, ripresa da Agostino: non cerco di capire per credere, ma credo per capire. Il verbo latino intelligere viene, secondo l'etimologia antica, da intus legere: leggere dentro. Capire una cosa significa vedere come è fatta al di sotto della sua superficie. La formula va letta con attenzione, perché è più fine di come la si cita di solito. Non dice che si debba credere invece di capire: l'intellectus è il fine, non un premio di consolazione. Non dice nemmeno che la fede sia una premessa da cui dedurre: nel Monologio Anselmo procede sola ratione, senza appoggiarsi a nessuna autorità, ed è questa la novità che i suoi monaci gli avevano chiesto. Dice piuttosto una cosa sull'ordine dell'esperienza: si capisce ciò in cui si è già dentro. Chi non ha mai preso in considerazione una cosa non ha nulla su cui esercitare l'intelligenza; il credere fornisce il materiale, il capire lo lavora. È una posizione che si può discutere, ed è la posizione di chi pensa che la comprensione arrivi sempre dopo un coinvolgimento. Sarà rovesciata quando qualcuno deciderà di non ammettere nulla che non sia stato prima verificato — cioè con il dubbio metodico del volume quarto. E il rovesciamento è così radicale che i due programmi non riescono nemmeno a parlarsi.