interpellazione
Nel 1970 Althusser pubblica un saggio breve destinato a diventare, per numero di citazioni, il testo marxista più usato del secondo Novecento fuori dalla filosofia — in sociologia, in studi culturali, in teoria del cinema, in critica letter...
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Volume VIII · 18. L'interpellazione
Nel 1970 Althusser pubblica un saggio breve destinato a diventare, per numero di citazioni, il testo marxista più usato del secondo Novecento fuori dalla filosofia — in sociologia, in studi culturali, in teoria del cinema, in critica letteraria. Il punto di partenza è che uno Stato non si regga sulla repressione. Accanto agli apparati repressivi — polizia, tribunali, esercito, carceri — ne esistono altri, che Althusser chiama apparati ideologici di Stato: la scuola, la famiglia, le chiese, i sindacati, i mezzi di informazione, la cultura. Non funzionano con la violenza, sono in gran parte privati, e sono il luogo in cui si riproduce la disponibilità delle persone a occupare la posizione che gli è assegnata. È la stessa constatazione che il capitolo ottavo ha visto fare in carcere trent'anni prima, formulata in un vocabolario diverso. Poi arriva la parte originale. Che cos'è un'ideologia? Non un insieme di idee false, e non un inganno: è il rapporto immaginario degli individui con le proprie condizioni reali di esistenza — il modo in cui una persona si rappresenta il proprio posto nel mondo, e che non è né vero né falso ma vissuto. E ha una esistenza materiale. Un'ideologia non sta nelle teste: sta in pratiche, gesti, orari, riti, edifici. Althusser cita Pascal, che consigliava a chi non riusciva a credere di inginocchiarsi e muovere le labbra, promettendo che la fede sarebbe venuta. Si crede perché ci si comporta come chi crede, e non viceversa. Da qui il meccanismo che dà il nome al concetto. Althusser lo illustra con una scena: un poliziotto per strada grida «ehi, lei!», e qualcuno si volta. Nel momento in cui si volta, quella persona è diventata il destinatario della chiamata: riconoscendosi come colui a cui ci si rivolgeva, si costituisce come soggetto. L'ideologia funziona così, dice: non ci convince di qualcosa, ci chiama — come uomini, come italiani, come clienti, come studenti, come contribuenti — e nel voltarci diventiamo ciò che ci chiama. E c'è un gioco di parole che regge tutto: in francese come in italiano, «soggetto» significa insieme colui che agisce liberamente e colui che è sottoposto. Per Althusser i due sensi non sono un'ambiguità: sono lo stesso fatto.