La crepa

la parte dei senza parte

Nel 1995 Rancière applica la stessa struttura alla politica, e propone una distinzione fra due cose che di solito si confondono. Chiama polizia — in un senso tecnico e non spregiativo — l'ordine che distribuisce i posti e le funzioni: c...

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Volume VIII · 34. La parte di chi non ha parte

Nel 1995 Rancière applica la stessa struttura alla politica, e propone una distinzione fra due cose che di solito si confondono. Chiama polizia — in un senso tecnico e non spregiativo — l'ordine che distribuisce i posti e le funzioni: chi fa che cosa, chi sta dove, chi parla in quale occasione e con quale titolo. Più che repressione, è la configurazione stessa di ciò che è visibile, dicibile e udibile in una società, e comprende le buone amministrazioni quanto le cattive. Quasi tutto ciò che chiamiamo politica — governare, amministrare, negoziare, distribuire — appartiene a questo ordine. Chiama politica qualcosa di molto più raro: l'atto con cui coloro che in quella distribuzione non hanno parte si fanno contare. Non chiedono una quota maggiore di ciò che viene distribuito: contestano la ripartizione stessa, dichiarando di essere qualcuno lì dove il conto non li prevedeva. Il nucleo della cosa è antichissimo, e Rancière lo prende da Aristotele. La città è fondata sul fatto che gli uomini abbiano la parola, mentre gli animali hanno solo la voce; ed è stato regolarmente sostenuto, nel corso della storia, che certe categorie di persone — schiavi, servi, donne, colonizzati, poveri — emettessero suoni senza parlare davvero: rumore, lamento, agitazione. Il conflitto politico, dice Rancière, riguarda in primo luogo il fatto che stia parlando qualcuno, e solo dopo il contenuto. Chi protesta deve prima dimostrare che ciò che esce dalla sua bocca sia un argomento. Da qui il termine che dà il titolo al suo libro, e che significa insieme malinteso e mancanza di intesa: due parti che discutono su chi abbia titolo per discutere invece che su una questione. È, in questo volume, l'ultima formulazione della domanda del prologo, e la più stretta: non da dove si parla, bensì chi conta come qualcuno che parla.