La crepa

natura, di nuovo

La parola era già comparsa al capitolo tredicesimo, dove Eriugena la usava per indicare la totalità, Dio compreso. Qui subisce uno spostamento decisivo. Nella cultura latina precedente, «natura» indicava soprattutto ciò che una cosa è:...

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Volume II · 22. Il libro del mondo

La parola era già comparsa al capitolo tredicesimo, dove Eriugena la usava per indicare la totalità, Dio compreso. Qui subisce uno spostamento decisivo. Nella cultura latina precedente, «natura» indicava soprattutto ciò che una cosa è: la natura del fuoco è di salire, la natura umana è di essere razionale. È un termine che si applica a ciascuna cosa, al singolare, e che vuole il genitivo — la natura di qualcosa. Nel dodicesimo secolo comincia a essere usata in modo assoluto: la natura. Non la natura di questo o di quello, ma un ambito unitario, con un funzionamento complessivo, di cui i singoli fenomeni sono casi. È un passaggio piccolo nella grammatica ed enorme nella sostanza, perché rende pensabile una domanda che prima non lo era: non «perché il fuoco sale», che riguarda il fuoco, ma come funziona il tutto. Da qui nascono due modi di intenderla che convivranno per secoli. Uno la vede come un ordine di cause seconde: Dio ha stabilito le regole, e le regole reggono. L'altro la vede come una potenza produttrice, quasi un soggetto — ed è la strada che porta, attraverso il Rinascimento, alla natura naturante di Bruno e di Spinoza, nel volume quarto. Va notato infine che la seconda accezione, quella assoluta, contiene già un pericolo per chi la introduce. Se la natura è un sistema che funziona, il posto lasciato all'intervento diretto si restringe; e più lo si restringe più diventa difficile dire dove esattamente stia.