nemico
La forza e il pericolo di questa nozione stanno nella stessa proprietà: è priva di contenuto. Schmitt insiste che il nemico non debba essere moralmente cattivo, né esteticamente brutto, né economicamente dannoso. È semplicemente l'altro...
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Volume VIII · 7. L'eccezione
La forza e il pericolo di questa nozione stanno nella stessa proprietà: è priva di contenuto. Schmitt insiste che il nemico non debba essere moralmente cattivo, né esteticamente brutto, né economicamente dannoso. È semplicemente l'altro, l'estraneo, colui che in un caso limite è esistenzialmente diverso in un modo tale che il conflitto non si compone con norme generali stabilite in anticipo, e che a decidere se esista un caso limite sono soltanto i partecipanti. Questa formalità è il pregio della teoria come descrizione. Chi ha visto una guerra civile o una crisi costituzionale sa che la domanda «chi è dei nostri» viene prima delle domande su chi abbia ragione, e che nessun argomento la risolve; e la letteratura politica liberale, che parte dall'individuo e dalla discussione, su questo punto è quasi muta. Descrittivamente Schmitt ha un vantaggio enorme, ed è la ragione per cui lo leggono ancora, e lo leggono a sinistra almeno quanto a destra. Ed è il difetto della teoria come guida. Poiché la categoria non ha contenuto, non fornisce alcun criterio per stabilire chi sia il nemico: dice soltanto che qualcuno deve deciderlo, e che la decisione non è discutibile perché non c'è nulla su cui discutere. Applicata al bilancio dello Stato è una descrizione; applicata a una popolazione che vive da secoli dentro i confini, è l'autorizzazione a designarla. Nel 1933 il suo autore mostrò come si passa dalla prima applicazione alla seconda.