pena
L'italiano pena viene dal latino poena, che a sua volta traduce il greco poinḗ: e poinḗ, in Omero, non significa castigo. Significa prezzo del sangue, il risarcimento che l'uccisore paga alla famiglia dell'ucciso per fermare la...
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Volume IV · 24. Il diritto di punire
L'italiano pena viene dal latino poena, che a sua volta traduce il greco poinḗ: e poinḗ, in Omero, non significa castigo. Significa prezzo del sangue, il risarcimento che l'uccisore paga alla famiglia dell'ucciso per fermare la vendetta. La parola nasce dentro una logica di scambio, non di giustizia. Il diritto romano la sposta verso la punizione, e la teologia cristiana verso l'espiazione: la pena non ripara un danno sociale, riequilibra un ordine morale offeso, e quindi deve essere proporzionata alla colpa davanti a Dio. Il volume terzo ha raccontato quanto pesasse quella cornice, e perché rendesse pensabile la punizione dell'eresia. Beccaria compie su questa parola la stessa operazione che Grozio aveva compiuto sulla legge naturale: la sgancia dalla colpa e la riattacca all'utilità sociale. La pena è uno strumento che serve a impedire che il fatto si ripeta — e come ogni strumento va misurato sull'effetto, non sull'orrore che il fatto suscita. Da questa mossa discendono due famiglie di teorie che litigano ancora oggi. Per le une la pena guarda avanti, e si giustifica con la prevenzione: è la linea che passa per Bentham. Per le altre guarda indietro, e si giustifica con il merito: è la linea che il capitolo ventiseiesimo ritroverà in Kant, secondo cui punire chi lo merita è un imperativo, e un'isola che si sciogliesse dovrebbe giustiziare l'ultimo assassino prima di sgomberare.