La crepa

performatività

La produzione del genere attraverso una ripetizione obbligatoria e sanzionata di atti, che genera l'apparenza di una sostanza dietro di essi. Non una recita scelta da un soggetto.

Compare in volume VIII

Dove viene aperta

Volume VIII · 26. Il problema senza nome

Nel 1990 un libro difficile e non destinato al grande pubblico introduce il termine più usato e più travisato di questa parte del volume. Judith Butler parte da una distinzione che il femminismo aveva costruito e che le sembra insufficiente: quella fra il sesso, dato biologico, e il genere, costruzione culturale. La distinzione era servita a spezzare il legame fra anatomia e destino; ma lascia intatta l'idea che sotto la costruzione ci sia un fatto naturale già diviso in due, e Butler osserva che anche quella divisione sia prodotta — che le categorie con cui si legge un corpo alla nascita non siano una lettura ma un atto. La nozione che propone viene dalla filosofia del linguaggio del capitolo trentunesimo del volume settimo. Un enunciato performativo non descrive uno stato di cose: lo istituisce. Chi dice «prometto» non riferisce di una promessa, la fa; chi dice «vi dichiaro marito e moglie», in certe condizioni, sposa qualcuno. La tesi è che il genere funzioni così. Non è qualcosa che si è, e non è nemmeno qualcosa che si sceglie di recitare: è l'effetto di una ripetizione stilizzata di atti — modi di camminare, di parlare, di vestirsi, di occupare lo spazio, di rispondere — che, ripetuti per anni e sanzionati quando si sbagliano, producono l'impressione che dietro di essi ci sia una sostanza che li causa. Butler lo dice in una formula che riprende da Nietzsche: dietro il fare non c'è un agente; l'agente è prodotto dal fare. Due travisamenti vanno tolti di mezzo. Il primo: performatività non significa recita. Una recita presuppone un attore che la sceglie e che potrebbe smettere; qui l'attore è il risultato. Il secondo: non significa che il genere sia facoltativo. Butler insiste che la ripetizione sia obbligatoria e sanzionata, e che ciò che è in gioco per chi non la esegue correttamente possa arrivare alla violenza. Resta la difficoltà che i suoi critici hanno sollevato immediatamente, e che è la crepa di questo capitolo. Se «donna» è un effetto del sistema che il femminismo contesta, chi è il soggetto di quella contestazione? Butler risponde che l'unità del soggetto non sia un presupposto necessario dell'azione politica, e che l'idea di doverla fissare prima di agire abbia storicamente escluso qualcuno ogni volta. È una risposta seria, e il capitolo seguente racconta chi l'aveva già formulata, con altri mezzi e prima.

Come la richiudono le mappe di fine capitolo

Volume VIII · 26. Il problema senza nome

La produzione del genere attraverso una ripetizione obbligatoria e sanzionata di atti, che genera l'apparenza di una sostanza dietro di essi. Non una recita scelta da un soggetto.