pólis
La pólis non è la città e non è lo Stato, e tradurla con l'una o con l'altro produce due equivoci opposti. Non è la città, perché non indica un abitato: indica la comunità dei cittadini, che si sposta con loro. Quando Atene fu evacuat...
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Volume I · 11. Che cosa se ne fa
La pólis non è la città e non è lo Stato, e tradurla con l'una o con l'altro produce due equivoci opposti. Non è la città, perché non indica un abitato: indica la comunità dei cittadini, che si sposta con loro. Quando Atene fu evacuata davanti ai persiani, gli ateniesi restarono la pólis pur essendo su delle navi; e un decreto ateniese non dice mai «Atene decise»: dice «parve bene al Consiglio e al Popolo», e nei trattati «gli Ateniesi». Non è lo Stato, perché lo Stato moderno è un apparato che sta di fronte ai cittadini e li amministra. Nella pólis non c'è nulla che stia di fronte: chi obbedisce e chi comanda sono le stesse persone in momenti diversi, e la carica si assegna spesso per sorteggio, che è il modo più radicale di dire che chiunque può occuparla. Da questo dipende l'intera filosofia politica greca, e la sua distanza da quella moderna. Aristotele dirà che l'uomo è un animale politikón, e la traduzione corrente — animale sociale — perde tutto: non dice che gli uomini stanno volentieri insieme, dice che l'essere umano si compie soltanto dentro una comunità che delibera di sé stessa. Chi ne resta fuori, aggiunge, o è una bestia o è un dio. Nel giro di due generazioni quella comunità smetterà di decidere di sé, e il capitolo quattordicesimo racconta che cosa succede alla filosofia quando la parola perde il suo referente.