La crepa

possibile

Ciò che non implica contraddizione. Da qui i «mondi possibili», concetto teologico diventato nel Novecento lo strumento standard della logica modale.

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Dove viene aperta

Volume IV · 13. Finestre che non ci sono

Il latino possibilis traduce ciò che potest esse, che può essere. La domanda è: che cosa significa «può». Per Leibniz la risposta è precisa e tecnica: è possibile ciò che non implica contraddizione. Un cerchio quadrato non è possibile, perché la definizione di cerchio esclude quella di quadrato. Un unicorno lo è, benché non esista. Da questa definizione discende l'idea che ha avuto la fortuna più lunga: quella di mondo possibile, cioè un insieme completo e coerente di cose che avrebbero potuto esistere insieme. Il nostro è uno di quegli insiemi, l'unico a cui Dio abbia concesso l'esistenza. Il concetto, nel frattempo, ha smesso di essere teologico ed è diventato uno strumento. Nella logica del Novecento i mondi possibili sono diventati il modo standard di dare un significato preciso a espressioni come «necessariamente» e «possibilmente»: una proposizione è necessaria se è vera in tutti i mondi possibili, possibile se è vera in almeno uno. Nessuno, in quei manuali, crede che Dio li abbia confrontati. Lo strumento ha sopravvissuto alla metafisica che lo aveva prodotto.

Come la richiudono le mappe di fine capitolo

Volume IV · 13. Finestre che non ci sono

Ciò che non implica contraddizione. Da qui i «mondi possibili», concetto teologico diventato nel Novecento lo strumento standard della logica modale.