privazione
L'assenza di un bene che a un soggetto compete — distinta dalla semplice negazione. Concetto aristotelico, applicato qui al male.
Compare in volume II
Dove viene aperta
Volume II · 6. Il male non è niente
In latino privatio, dal verbo privare, che significa togliere, spogliare qualcuno di qualcosa. Il concetto è aristotelico prima che agostiniano: Aristotele distingue la semplice negazione — dire che una pietra non vede — dalla privazione, che è l'assenza di ciò che dovrebbe esserci. Un uomo cieco non è come una pietra: gli manca qualcosa che alla sua natura compete. Applicata al male, la nozione fa un lavoro preciso. Toglie al male lo statuto di cosa, e con esso la necessità di un fabbricante. E insieme spiega perché il male ci appaia così pieno di forza: perché non esiste da solo, e per esistere deve appoggiarsi a qualcosa di buono. Un'organizzazione criminale efficiente ha bisogno di intelligenza, coraggio, lealtà fra i suoi membri — cioè di beni, messi a servire una privazione. Il limite si vede subito, ed è la crepa di questo capitolo. La privazione spiega benissimo perché un corpo si ammali. Spiega molto meno perché qualcuno voglia ciò che gli fa male sapendo che gli fa male. E lì il vocabolario della mancanza non basta. Sarà una delle obiezioni che si riaffacceranno per tutto il volume, e nel Novecento tornerà con forza a proposito di eventi che l'idea di male come semplice assenza fatica a coprire.
Come la richiudono le mappe di fine capitolo
- Volume II · 6. Il male non è niente
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L'assenza di un bene che a un soggetto compete — distinta dalla semplice negazione. Concetto aristotelico, applicato qui al male.