La crepa

probabile

Il latino probabilis viene da probare, che significa insieme provare, saggiare e approvare — la stessa radice di probo, l'uomo dabbene. Nell'uso classico probabilis non indicava affatto una quantità: indicava ciò che è degno di...

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Volume VI · 24. Quanto ci si può fidare

Il latino probabilis viene da probare, che significa insieme provare, saggiare e approvare — la stessa radice di probo, l'uomo dabbene. Nell'uso classico probabilis non indicava affatto una quantità: indicava ciò che è degno di approvazione, ciò che una persona autorevole sostiene, ciò che si può ragionevolmente difendere in una discussione. Il volume primo ha visto che Cicerone usava questa parola per tradurre il greco pithanón, «persuasivo», e che per gli accademici scettici era il sostituto della verità: non ciò che è certo, ma ciò su cui si può decidere. Nella teologia morale della prima età moderna la parola diede vita a una controversia durata due secoli: se sia lecito seguire un'opinione probabile quando una più sicura suggerisce il contrario. Il senso quantitativo arriva a metà del Seicento, con i problemi di scommesse su cui lavorano Pascal e Fermat, e nel giro di un secolo scaccia quello antico quasi ovunque. È una delle sostituzioni più rapide della storia del lessico filosofico. Il residuo antico si sente ancora, ed è la fonte di un equivoco ricorrente. Quando si dice che un'ipotesi è probabile si può intendere che le si assegna un numero alto, oppure che è degna di essere presa sul serio — che è ciò che Peirce chiedeva all'abduzione. Sono due valutazioni diverse, e non sempre vanno insieme: un'ipotesi audace è per definizione poco probabile nel primo senso e può essere eccellente nel secondo.