protocollo
Il greco prōtókollon indicava il primo foglio incollato a un rotolo di papiro, quello che portava i dati di autenticazione: la data, lo scriba, l'ufficio. Da lì la parola passa alla burocrazia bizantina e poi a tutta quella europea, con i...
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Volume VI · 15. La barca
Il greco prōtókollon indicava il primo foglio incollato a un rotolo di papiro, quello che portava i dati di autenticazione: la data, lo scriba, l'ufficio. Da lì la parola passa alla burocrazia bizantina e poi a tutta quella europea, con il senso di registrazione ufficiale che fa fede. Il Circolo la sceglie deliberatamente per questa risonanza. L'enunciato protocollare è ciò che nel verbale fa fede: il punto in cui si registra che cosa è accaduto, e da cui parte ogni successiva elaborazione. La lite di questo capitolo è, alla lettera, una lite su chi firmi il verbale. Se lo firma un soggetto solo, in un istante, con la propria esperienza privata, il verbale è incontestabile e non serve a nessuno. Se lo firma un laboratorio, con strumenti e procedure, il verbale è utilizzabile e contestabile come ogni documento. Vale la pena registrare dove va a finire la parola. Nel vocabolario scientifico contemporaneo «protocollo» non indica più il dato ma la procedura: il protocollo di uno studio clinico è l'insieme delle regole fissate prima di cominciare. Ed è un rovesciamento significativo, perché nasce esattamente dal problema di questo capitolo: poiché il dato non è mai puro, ciò che si può rendere pubblico e controllabile non è l'osservazione ma il modo in cui la si è prodotta. Il capitolo trentaquattresimo racconterà che cosa succede quando quella regola non viene rispettata.