scolastica
Viene da schola, e alla lettera significa soltanto ciò che si fa a scuola. Non è il nome di una dottrina: è il nome di un metodo, e per giunta gli è stato dato dopo, e da chi lo detestava. Furono infatti gli umanisti del Quattrocento...
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Volume II · 28. Le Sentenze e la corporazione
Viene da schola, e alla lettera significa soltanto ciò che si fa a scuola. Non è il nome di una dottrina: è il nome di un metodo, e per giunta gli è stato dato dopo, e da chi lo detestava. Furono infatti gli umanisti del Quattrocento a usare «scolastico» come insulto — a indicare un latino barbaro, distinzioni infinite, questioni oziose — ed è da loro che l'espressione ci arriva carica di disprezzo. Il volume quarto comincia proprio da quella polemica. Il metodo, in sé, consiste in poche regole. Si parte sempre da un testo autorevole, e non da un'idea propria. Si formula una questione in forma di alternativa. Si espongono prima gli argomenti contrari alla posizione che si sosterrà, e si espongono nella loro forma più forte. Si risponde. E si replica a ciascuna delle obiezioni, senza lasciarne cadere nessuna. Ha difetti evidenti: incoraggia le distinzioni proliferanti, premia l'abilità formale, e produce una prosa illeggibile. Ha però una virtù che vale la pena riconoscere, ed è rara: obbliga a esporre la tesi avversaria prima della propria, e a rispondere a ogni obiezione invece di scegliere quelle comode. Chi oggi legge un articolo scientifico con la sezione dedicata alle obiezioni, o una sentenza che ricostruisce le tesi delle parti prima di decidere, sta usando un formato che è stato inventato in queste aule.