La crepa

senza perché

Agire senza un fine ulteriore, nemmeno il premio. Chi fa il bene per qualcosa sta facendo un investimento.

Compare in volume III

Dove viene aperta

Volume III · 21. Il deserto tedesco

In tedesco medio sunder warumbe: senza il «perché». Angelus Silesius lo riprenderà come ohn warum. È la formula più fortunata di Eckhart, e la sua storia è lunga. Nel Seicento un poeta e medico slesiano ne ricava un distico famosissimo: la rosa è senza perché, fiorisce perché fiorisce, non bada a se stessa, non domanda se la si guardi. Tre secoli dopo, esattamente, Heidegger ci costruisce sopra un corso universitario intero — è del 1955-56 — per chiedersi se tutto debba avere una ragione, e se la pretesa che tutto ne abbia una sia il tratto distintivo dell'epoca tecnica. Il senso originario è morale ed è tagliente. Chi fa il bene per qualcosa — per il premio, per la stima, per la pace della coscienza, per Dio inteso come un fine da ottenere — non sta facendo il bene: sta facendo un investimento. L'atto è veramente buono soltanto quando non ha un secondo piano. Detta così, la tesi ha una parentela imbarazzante e istruttiva. Il volume quarto racconterà un filosofo di Königsberg che sostiene che un'azione ha valore morale solo se compiuta per dovere e non per inclinazione o vantaggio. La struttura è la stessa, e la distanza fra i due è enorme: uno pensa a una legge, l'altro a un distacco. Resta un'obiezione, che è giusto porsi. Un'etica senza perché è a rischio di indifferenza: se non conta il fine, potrebbe non contare neppure il risultato. Eckhart risponde che chi è veramente distaccato agisce meglio, non meno — ma il rischio è reale, e la storia successiva del quietismo lo dimostra.

Come la richiudono le mappe di fine capitolo

Volume III · 21. Il deserto tedesco

Agire senza un fine ulteriore, nemmeno il premio. Chi fa il bene per qualcosa sta facendo un investimento.