sfondo
L'insieme di capacità pratiche non rappresentate che rende determinato il significato di una frase o di un'azione. Nozione di Searle, coincidente con l'utilizzabile heideggeriano.
Compare in volume VII
Dove viene aperta
Volume VII · 35. I due mondi
Nel 1983 John Searle — lo stesso del capitolo trentunesimo — pubblica un libro sull'intenzionalità e vi introduce una nozione che chiama sfondo, dedicandole poi un intero capitolo. L'osservazione è questa. Quando qualcuno dice «taglia l'erba», l'ascoltatore sa che si tratta di passare una macchina sul prato e non di affettarlo come una torta; quando dice «taglia la torta» sa che non va tosata. Nessuna delle due informazioni è contenuta nel verbo, e nessuna quantità di regole aggiuntive risolve il problema, perché ogni regola nuova può a sua volta essere interpretata in modi devianti. Ciò che rende un significato determinato è un insieme di capacità non rappresentate: saper stare in piedi, sapere che gli oggetti cadono, sapere come si usa un coltello, sapere che cosa si fa a un compleanno. Searle insiste che lo sfondo non sia un sistema di credenze inconsce — non è fatto di proposizioni — ma un saper fare pratico che precede ogni contenuto. E ne trae la conseguenza che nessuna teoria del significato basata soltanto su regole possa funzionare. Chi ha letto i capitoli quattordicesimo e ventiduesimo riconoscerà l'argomento. È la struttura dell'utilizzabile di Heidegger, ed è l'arco intenzionale di Merleau-Ponty, arrivati per una strada indipendente al medesimo punto. Searle non li cita, e le due volte in cui gli è stato fatto notare ha risposto che la somiglianza era reale e la derivazione no. Il caso è il migliore che si possa dare a chi voglia capire che cosa sia stata la separazione fra le due tradizioni. Non due filosofie che dicono cose diverse: due filosofie che scoprono le stesse cose a trent'anni di distanza, ciascuna convinta che l'altra non abbia niente da dire.
Come la richiudono le mappe di fine capitolo
- Volume VII · 35. I due mondi
-
L'insieme di capacità pratiche non rappresentate che rende determinato il significato di una frase o di un'azione. Nozione di Searle, coincidente con l'utilizzabile heideggeriano.